In Italia oltre 7 milioni di persone vivono in grave disagio economico

(140630) -- ROME, June 30, 2014 (Xinhua) -- Customers buy food in a supermarket in Rome, Italy, on June 30, 2014. Data from Italian national statistics agency Istat showed that inflation in Italy was 0.3% in June, the lowest record since October 2009. Low inflation figure indicating very weak domestic demand has triggered nationwide concerns over Italian economy.(Xinhua/Xu Nizhi)

Milano, 27 apr. (LaPresse) – In Italia ancora 7,3 milioni di persone vivono in condizioni di grave disagio economico. E’ solo uno dei punti deboli del Belpaese, che continua a presentare un alto gap economico e sociale con i principali partner europei. I miglioramenti in diversi settori ci sono, ma il quadro tracciato dal rapporto di Istat ‘Noi Italia’ presenta più ombre che luci, col Paese arranca in diversi campi, dal lavoro, all’istruzione, al sistema produttivo. Rimane elevata la forbice a livello territoriale, esemplificata dallo svantaggio di tre anni per la speranza di vita di chi vive in Campania piuttosto che a Trento. L’Italia si salva, però, in alcuni settori di primato europeo, come quelli dell’agroalimentare e del turismo.

Nonostante la crescita dell’occupazione, pari nel 2017 al 62,3% per chi ha tra i 20 e i 64 anni, la distanza tra il tasso italiano ed europeo si mantiene elevata e l’Italia si colloca al terzultimo posto della graduatoria decrescente Ue. E se è vero che il Centro-Nord ha recuperato il terreno perso negli anni della crisi, il Mezzogiorno è ancora lontano dal superare il valore del 2008, con un tasso che occupa l’ultima posizione. Resta forte anche lo squilibrio di genere, con il 72,3% degli uomini occupati contro il 52,5% delle donne.

Segnali più ottimistici sul fronte delle imprese, che migliorano la loro produttività. Il Belpaese si conferma tra i primi 10 in Europa per densità di attività produttive, ma rispetto ai partner europei rimane al terzultimo posto prima di Francia e Grecia per competitività. Da questo punto di vista, il Nord-ovest conferma livelli più elevati (133,2 euro di valore aggiunto per addetto ogni 100 euro di costo del lavoro unitario), mentre il Mezzogiorno registra valori inferiori alla media nazionale (117 euro). L’istituto di statistica segnala, inoltre, la crescita delle spese nel settore di ricerca e sviluppo, aumentate dell’1,7% dal 2014.

Un altro po’ di luce arriva dal Made in Italy agroalimentare, dove il Paese registra il maggior numero di certificazioni europee di prodotti Dop, Igp e Stg. Un fattore di riscatto anche per il Sud, dove le realtà agricole crescono più di quelle del Centro-Nord rappresentando oltre un terzo del totale. Un ulteriore punto di forza tricolore è rappresentato dal turismo, che registra una performance in media più favorevole rispetto ai Paesi dell’Unione. Il settore potrebbe essere sostenuto dal Mezzogiorno, avvantaggiato da una maggiore ricchezza paesaggistica. Ma, ancora una volta, il Sud presenta un’offerta inferiore alla media nazionale.

L’Italia, poi, conferma il buon andamento per gli aspetti legati alla salute e al welfare, mantenendo una posizione più favorevole rispetto alla media Ue in numerosi ambiti. Anche se la spesa sanitaria pubblica risulta inferiore a quella dei più importanti partner comunitari, il Paese ha un tasso di mortalità tra i più contenuti d’Europa e, contemporaneamente, un’aspettativa di vita fra le più elevate

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