Inchino della statua a Corleone, cinque testi nel processo a Leoluca Grizzaffi

Suonando il campanello avrebbe spinto il fercolo a fermarsi dinanzi all'abitazione di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina

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CORLEONE (Giuseppe Tallino) – È il cugino di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. E Leoluca Grizzaffi per la Procura è responsabile di aver turbato una manifestazione religiosa. Come? Sarebbe stato tra gli organizzatori dell’inchino della statua di San Giovanni Evangelista in corrispondenza dell’abitazione della Bagarella, in via Scorsone 24. Grizzaffi, difeso dall’avvocato Pierfranco Puccio, è a processo dinanzi al giudice Fabio Raia del tribunale di Termini Imerese.

Le mosse della difesa

Il dibattimento riprenderà il prossimo 12 giugno. In quella data saranno interrogati cinque testi della difesa: si tratta di Salvatrice Ligotino, Bartolo Di Stefano, Maria Riina, Mario Morello e Maria Schillaci. A coordinare l’inchiesta che ha portato a giudizio Grizzaffi e stato il pm Giovanni Antoci. Nelle scorse udienze e stato interrogato dal pubblico ministero e dal collegio difensivo il parroco Domenico Mancuso, rettore della chiesa di San Giovanni Evangelista.  Ha spiegato le modalità di svolgimento della processione. La statua si muoveva su una vara, poggiata su Delle ruote e spinta a mano. “Il fercolo si fermava e ripartiva in base al suono di un campanello. Ricordo che lo suonava Leoluca Grizzaffi. Non c’erano soste prestabilite. Era a discrezione di chi aveva il campanello”.

La ricostruzione di quanto accaduto il 31 maggio 2016

Nelle informazioni rese ai carabinieri, il prete aveva sostenuto che ‘la vara’ si era arrestata in corrispondenza della casa della moglie di Riina. Confrontandosi con i quesiti del pubblico ministero nel corso del dibattimento, invece, ha chiarito che con quell’espressione intendeva dire “nei pressi dell’abitazione e non in corrispondenza”. “Quello che ho riferito è stato male inerpretato”. L’episodio contestato a Grizzaffi si sarebbe verificato il 31 maggio del 2016. “Non vidi la vedova Riina – ha aggiunto Mancuso rispondendo all’avvocato – Non ricordo chi ci fosse nella casa della signora Bagarella”.

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