Operaio trovato morto in una fabbrica nel Vicentino

Avrebbe collegato la mascherina all'impianto di azoto e non a quello di ossigeno, rimanendo avvelenato

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Inutile l'intervento del 118: operaio senza scampo
Foto LaPresse - Fabio Delfino

VICENZA (Marco Maffongelli) Un operaio di 36 anni è stato trovato morto all’interno di una fabbrica a Lonigo, in provincia di Vicenza. La vittima si chiamava Andrea Galiotto. Era originario di Arzignano, ma risiedeva a San Giovanni Ilarione, in provincia di Verona. Il ritrovamento è stato fatto da alcuni colleghi, che hanno immediatamente richiesto l’intervento del 118 e delle forze dell’ordine. Sul posto anche i tecnici dello Spisal (Servizio prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro) di Vicenza.

Un tragico scambio per l’operaio

Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, il 36enne avrebbe indossato la mascherina collegandola all’impianto di azoto, invece che a quello dell’ossigeno. Respirando il quantitativo di azoto sarebbe rimasto avvelenato. La ditta nella quale è avvenuta la tragedia si occupa di prodotti farmaceutici e chimici. L’incidente, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, sarebbe accaduto poco prima delle 17:30, nello stabilimento in via Dovaro a Lonigo. Al momento non si esclude alcuna ipotesi. Quella principale però porterebbe gli inquirenti a pensare che il decesso sia stato causato da una tragica distrazione. Il magistrato di turno dovrebbe decidere se far eseguire l’esame autoptico, come appare probabile.

Indagini anche all’interno dello stabilimento

Sul luogo della tragedia anche i tecnici dello Spisal che dovranno verificare se all’interno dello stabilimento siano stati rispettati i livelli minimi di sicurezza dei lavoratori. Si vuole, cioè, accertare se l’eventuale scambio di impianto a cui collegare la mascherina sia stato effettivamente dovuto ad una tragica distrazione oppure se le condizioni dei locali erano tali da poter indurre in errore il malcapitato di turno. Nelle prossime ore tutto potrebbe essere più chiaro.

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