Nel 2017 spesi 3 miliardi di ticket sanitari

Tutti soldi dei contribuenti finiti nelle casse delle regioni. Lo si evince dal rapporto dell'Osservatorio Gimbe che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesa sanitaria. Incide per un terzo la scelta dei farmaci di marca

Sanità cure mediche
Foto LaPresse - Claudio Furlan

MILANO – Che gli italiani spendessero molto per l’aquisto dei farmaci è cosa nota. Ma che la spesa relativa ai ticket sanitari e prestazioni specialistiche arrivasse a quasi 3 miliardi di euro nel 2017, era difficilmente prevedibile. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Gimbe che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesa.

I dati

Nello specifico, nello scorso anno le Regioni hanno incassato per i ticket quasi 2.900 milioni di euro che corrispondono ad una quota pro-capite di 47,6 euro. In particolare, 1.549 milioni di euro (25,5 euro pro-capite) sono relativi ai farmaci e 1.336,6 milioni di euro (22,1 euro pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale.

Meno ticket per prestazioni e più ticket sui farmaci

Nel periodo 2014-2017 si è ridotta la spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed è aumentata quella per i ticket sui farmaci (+7,9%). “Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – rispetto sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche”. In particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da 97,7 euro in Valle d’Aosta a 30,4 euro in Sardegna. Per i farmaci varia da 34,3 euro in Campania a 15,6 euro in Friuli Venezia Giulia. Mentre per le prestazioni specialistiche si va da 66,2 euro della Valle d’Aosta a 8,6 euro della Sicilia. E’ aumentata del 20%, nel periodo tra il 2013 e il 2017, la quota da pagare in più per i farmaci di marca.

Nel dettaglio

Dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono della quota fissa per ricetta (498,4 milioni pari a 8,2 euro pro-capite). Mentre i rimanenti 1.049,6 milioni (17,3 euro pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti.

Rispetto alla quota fissa per ricetta (non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia), il range varia da 18,3 euro pro-capite della Valle d’Aosta a 0,5 euro del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca, invece, oscilla da 22,9 euro pro-capite del Lazio a 10,5 euro della Provincia di Bolzano. Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud. Oltre al già citato Lazio, Sicilia (22,1 euro pro-capite), Calabria (21,2) Basilicata (21,2), Campania (20,9), Puglia (20,7), Molise (20,3), Abruzzo (19,5), Umbria (19,5) e Marche (18,2)

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