Mosca a Trump: il ritiro dal trattato nucleare è un passo pericoloso

In foto Sergey Lavrov

Mosca (Russia) – Gli Stati Uniti intendono ritirarsi dal trattato con la Russia sulle armi nucleari di medio raggio, che fu firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michael Gorbaciov contribuendo alla fine della Guerra fredda. Le indiscrezioni circolavano già, ma la conferma è giunta alla fine da Donald Trump in persona.

Immediata la risposta di Mosca

Il vice ministro degli Esteri, Sergey Riabkov, lo ha definito “un passo molto pericoloso“, descrivendo il trattato come “significativo per la sicurezza internazionale e la sicurezza nucleare, per il mantenimento della stabilità strategica“.

Sulla mossa di Trump si è pronunciato anche Gorbaciov in un’intervista 

Tutti gli accordi che mirano a un disarmo nucleare e le limitazioni alle armi nucleari devono essere preservati per salvare la vita sulla Terra“, è l’appello di Gorbaciov, che ha invitato “tutti coloro che amano un mondo senza armi nucleari” a convincere Washington a tornare sui suoi passi.

Il trattato Inf, sigla che sta per Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, abolendo l’uso di tutta una serie di missili di raggio che oscilla fra 500 e 5.500 chilometri, aveva posto fine alla crisi scatenata nel 1980 dal dispiegamento degli SS-20 sovietici che puntavano sulle capitali occidentali.

Ma la motivazione addotta dagli Usa è che accusano la Russia di violare l’accordo con il dispiegamento del sistema di missili 9M729, la cui portata secondo Washington supera i 500 chilometri di raggio, al fine di intimidire gli ex Stati satelliti sovietici che ora si trovano vicini all’Occidente. Mosca non rispetta il trattato “da anni” e gli Usa si metteranno a “sviluppare queste armi”, ha tuonato Trump.

La Russia respinge le accuse al mittente

Non solo non violiamo il trattato, ma lo rispettiamo nel modo più rigido” e “abbiamo dato prova di pazienza negli anni davanti a flagranti violazioni da parte degli Usa“, ha detto Riabkov. La Russia condanna quello che definisce il tentativo Usa di ottenere concessioni “tramite un metodo di ricatto”.

Se gli Stati Uniti continuano ad agire “in modo maldestro” e a ritirarsi unilateralmente dai trattati internazionali, “allora non avremo altra scelta se non quella di adottare misure di ritorsione, anche sulla tecnologia militare“, ha dichiarato ancora Riabkov all’agenzia Ria Novosti. “Ma non vogliamo arrivare a quel punto“, ha concluso.

La Germania si è detta “rammaricata” dalla decisione Usa, sottolineando soprattutto che “le conseguenze della decisione americana dovranno essere discusse dai partner della Nato”.

Il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, John Bolton, è arrivato domenica pomeriggio a Mosca e lunedì dovrebbe incontrare il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Secondo il Guardian, che cita fonti bene informate, è stato proprio Bolton a fare pressioni su Trump per un ritiro dall’Inf. Ed è sempre lui che ha bloccato ogni negoziato per un’estensione del trattato New Start sui missili strategici, che scadrà nel 2021 e che Mosca tenta di prolungare.

Bolton dovrebbe discutere di un prossimo incontro fra Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Al momento non è stato annunciato, ma ne è atteso uno nel prossimo futuro.

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