L’ombra della camorra sui rifiuti e il sistema Savoia. Indagati politici, funzionari e imprenditori

Nove gli appalti sotto i riflettori dei pm Maurizio Giordano, Fabrizio Vanorio e Gianfranco Scarfò

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CASERTA – Era oro nel 1992, quando Nunzio Perrella, da neo-pentito, spiegò l’affare monnezza al magistrato Franco Roberti. E lo è tuttora: dopo 26 anni continua a produrre ricchezza. Ma per pochi e a discapito di troppi. Soprattutto se gestita illecitamente. Se fatta ‘muovere’ di continuo, per chilometri e chilometri. Ed oggi proprio quei ‘traffici’, la raccolta e lo smaltimento di rifiuti che vanno in scena in Campania sono oggetto di varie indagini coordinate dalla procura di Napoli. Quelle inchieste, ha spiegato il procuratore Giovanni Melillo, ieri mattina hanno innescato numerose perquisizioni e acquisizioni documentali eseguite dai carabinieri per la Tutela Ambientale di Roma.

©Ferdinando Nicola Baldieri/Lapresse

GLI INDAGATI

Tra i diversi filoni di inchiesta in corso, è saltato fuori il nome di Carlo Savoia, amministratore della Xeco Srl, società che si occupa di rifiuti. Una vecchia conoscenza del mondo-rifiuti campano.

Nello stesso procedimento che ha tirato in ballo il 48enne di Sant’Arpino, difeso dall’avvocato Raffaele Costanzo, risultano indagati e destinatari di decreti di perquisizione anche Gennaro Cardone, Ernesto Scamardella e Anna Scognamiglio, suoi collaboratori, Pasquale Vitale, di professione avvocato, Paolo Galluccio, ex assessore di Aversa, Carlo Marino e Marcello Iovino, rispettivamente sindaco e funzionario del Comune di Caserta. Gli 8 sono inquisiti preliminarmente e a vario titolo per associazione a delinquere semplice e di stampo mafioso, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, traffico illecito di rifiuti e corruzione.

Carlo Savoia
IL SISTEMA SAVOIA

Savoia, sostiene la procura distrettuale, con l’apporto di Vitale, si sarebbe adoperato in più occasioni per turbare gare bandite da enti pubblici. Con i suoi assistenti, questa la tesi dell’Antimafia, avrebbe messo in piedi un sistema capace di predisporre bandi di gara ad hoc per condizionare “la scelta del contraente”. Per la Dda, Savoia ed alcuni suoi dipendenti non hanno agito da soli: hanno ricevuto, invece, il contributo illecito di pubblici funzionari, preposti alle procedure di gara, o di esponenti di vertice delle pubbliche amministrazioni, tra cui Marino, difeso dagli avvocati Accinni e Amodio, Iovino e Galluccio, assistito dai legali Alfonso Quarto e Costanzo.

Le loro abitazioni, ieri mattina, sono state perquisite dai carabinieri su delega dei pm Maurizio Giordano, Gianfranco Scarfò e Fabrizio Vanorio, titolari dell’inchiesta.

MONNEZZA E ‘ACQUA’

Non solo rifiuti: le presunte condotte illecite di Savoia avrebbero turbato pure la gara, bandita dai comuni di Caserta e di Casalnuovo per l’affidamento in concessione delle cosiddette ‘casette dell’acqua’, aggiudicata alla Lab Green srl.
L’ipotizzato ‘sistema Savoia’, sostiene l’Antimafia, è sbarcato anche a Casandrino con la società Ecologia e servizi Italia, e a Cardito e a Sant’Arpino con la Energetikambiente Srl.

IL TRAFFICO DI RIFIUTI

Stando alle indagini, Savoia, sarebbe pure al centro di un vasto traffico organizzato di rifiuti proveniente dal capoluogo Campano e diretto verso i siti di raccolta gestiti da Denis Baldan.

L’OMBRA DELLA CAMORRA

Mafiose, sostiene la Dda, le modalità con cui ha agito il 48enne di Sant’Arpino. Con Vitale avrebbe speso i nomi di Nicola Ferraro e Nicola Cosentino, (ex) pezzi da novanta della politica campana: il primo, imprenditore del settore del trattamento rifiuti e già consigliere regionale, è stato condannato con sentenza irrevocabile per concorso esterno al clan. Il secondo, invece, è considerato dagli inquirenti “referente politico nazionale” della camorra casertana quando ha svolto i ruoli di parlamentare e di sottosegretario all’Economia.

GLI APPALTI SOTTO INCHIESTA

Sono nove gli appalti finiti sotto la lente di ingrandimento dell’Antimafia. C’è quello da 116milioni e 302mila euro, bandito dal comune di Caserta, per la raccolta rifiuti, e quello da un milione e 115mila per l’impianto di compostaggio da realizzare a Ponteselice. Al vaglio degli inquirenti pure la procedura da 34milioni per il servizio di igiene ambientale preparata dal municipio normanno. A Cardito, invece, riflettori accesi sulla gara per il servizio ‘monnezza’ da 5milioni e 935mila euro. Stessa cifra l’appalto per la raccolta rifiuti attenzionato dalla Dda a Casandrino e Sant’Arpino: 7milioni e 385mila.
All’esame dell’Antimafia, inoltre, i bandi per il recupero della frazione umida a Recale, e per la raccolta differenziata e per le ‘casette dell’acqua’ a Casalnuovo e a Caserta.

IL PROCURATORE

Si tratta di inchieste, ha spiegato il procuratore Melillo, “in svolgimento nell’ambito di separati, ma fra loro collegati procedimenti” che hanno ad oggetto ipotesi “di traffici organizzati di rifiuti, realizzati nel quadro di una vasta e ramificata attività di illecito condizionamento delle funzioni pubbliche deputate alla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania”.

L’attenzione è rivolta soprattutto alla “gestione degli appalti dei servizi di raccolta, trasporto e smaltimento affidata alle cure di amministrazioni comunali e di società in house della Regione Campania (Campania Ambiente e Servizi Spa) e della Città metropolitana di Napoli (S.a.p.n.a. Spa)”. Le indagini, ha continuato il procuratore, sono volte anche a verificare “la presenza, in alcuni settori della filiera produttiva, di soggetti di impresa e di interessi della criminalità organizzata”.

LA PARENTE TRASPORTI

In un secondo filone, invece, è spuntato il nome di Raffaele Parente, imprenditore di Casapesenna. I carabinieri hanno fatto visita alla Parente Trasporti Sas intestata al fratello, Claudio.
Il businessman, assistito dall’avvocato Ferdinando Letizia, è indagato dal pm Maurizio Giordano per associazione mafiosa e turbativa d’asta in relazione ad un appalto bandito dalla Sapna.

 

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