Camorra, rifiuti e Stir. Il ‘caso’ Parente: dal ferimento in un agguato alle commesse Fibe

La Parente Trasporti ha portato via tonnellate di immondizia dall’impianto sammaritano

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Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

CASERTA – Quattro date ed un nastro da riavvolgere, lentamente: dal ferimento in un agguato al business sul trasporto rifiuti. Prima di arrivare alla nuova indagine per camorra, prima dei carabinieri che martedì mattina sono piombati nella sede della ditta intestata al fratello, per comprendere il percorso imprenditoriale di Raffaele Parente bisogna fare un salto indietro di 30 anni.

L’agguato

Era il 21 luglio del 1988. Il casapesennese, poco più che ventenne, rischiò la vita nel raid di piombo, organizzato dal clan, che uccise Pasquale Piccolo. Con la vittima, ritenuta vicina ai ‘bardelliniani’ viaggiava in auto sulla Flacca, a Gaeta. Poi la pioggia di proiettili che ammazzarono l’amico. Mandante dell’agguato fu Michele Zagaria: Capastorta per quel delitto è stato condannato all’ergastolo.

Raffaele Parente
Il rapporto con Fibe

Dal 1988 al 2005. Era piena emergenza rifiuti: con la Euro Trasporti Trucks 2000, Parente era riuscito ad ottenere commesse dalla Spa Fibe per trasportare i rifiuti. Ma l’associazione temporanea d’impresa individuata dal Commissariato straordinario, a seguito di un’informativa prefettizia antimafia “interruppe ogni rapporti” con la società di Parente. Quell’interdittiva richiamava proprio l’episodio del 1988. L’Ufficio di Governo in relazione alla Euro Trasporti Trucks ipotizzò “la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa”, evidenziando che l’imprenditore di Casapesenna era “imparentato per il tramite della moglie con un esponente di spicco di un clan camorristico”.

L’Aquila e il casinò

Il nome di Raffaele Parente saltò fuori, qualche anno dopo, in un’altra inchiesta, che mai, però, è sfociata in un processo o in altri provvedimenti a carico del business-man dell’Agro Aversano: quella sulla ricostruzione de L’Aquila. Tra gli atti dell’operazione la guardia di finanza inserì alcuni filmati che lo ritraevano in compagnia di Aldo Nobis in un casinò veneziano dove l’organizzazione mafiosa, secondo la Dda, si sarebbe attivata per riciclare denaro.

La Parente Trasporti

Nel frattempo cominciò a prendere quota una società che con la Euro Trasporti Trucks 2000, almeno formalmente, non aveva nulla a che vedere. E’ la Parente Trasporti di Parente Claudio (fratello di Raffaele): costituita nel 2000 ha iniziato a trasportare, in uscita dagli impianti della Campania tonnellate e tonnellate di rifiuti. Sedici le ha portate via dallo Stir di Santa Maria solo nel 2016. Ma con la struttura casertana, recentemente colpita da un incendio anomalo, ha lavorato pure nel 2017. I camion della Parente Trasporti, inoltre, hanno tirato via rifiuti anche dallo Stir di Casalduni, nel benenventano, nel 2015, e da quello di Battipaglia nel 2016.

Sotto la lente della Dda c’è anche una commessa che la stessa ditta ha avuto dal ‘Sistema ambiente per la provincia di Napoli’. Per la Dda Raffaele Parente (assistito dall’avvocato Ferdinando Letizia) indagato per associazione mafiosa e turbata libertà degli incanti, di fatto, è ancora collegato all’azienda del fratello Claudio. Quello che ha travolto l’imprenditore di Casapesenna è solo uno dei filoni seguiti dai pm Maurizio Giordano, Fabrizio Vanorio e Giancarlo Scarfò.

Il sistema Savoia

Un’altra traccia su cui è al lavoro la Dda ha portato a Sant’Arpino, a Carlo Savoia (difeso dall’avvocato Raffaele Costanzo), anch’egli indagato per associazione mafiosa. Attraverso la sua Xeco Srl e altre aziende intestate ad alcuni collaboratori sarebbe riuscito a condizionare diversi appalti banditi dai comuni connessi alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti.

I pentiti e il santarpinese
Di Savoia il pm Giordano aveva domandato a diversi collaboratori di giustizia già a fine maggio. Del santarpinese aveva chiesto, ad esempio, a Francesco Barbato, ex braccio destro di Nicola Schiavone. “Conoscete una persona di nome Carlo Savoia?”. Ma il pentito gli rispose con un no secco. Lo stesso quesito l’aveva posto pure a Giuseppe Misso: “E una persona che si chiama Carlo Savoia, la conoscete?”. Ed anche in quel caso il responso fu negativo. E’ noto invece a Nicola Panaro. Per l’ex cassiere del gruppo Schiavone Savoia è “vicina” a Nicola Ferraro, già condannato con sentenza irrevocabile per concorso esterno al clan dei Casalesi.
I coinvolti
L’indagine sul presunto ‘sistema Savoia’ ha acceso i riflettori della Dda su 9 gare d’appalti e coinvolto, almeno preliminarmente, anche Gennaro Cardone, Ernesto Scamardella e Anna Scognamiglio, suoi collaboratori, Pasquale Vitale, di professione avvocato, Paolo Galluccio, ex assessore di Aversa, Carlo Marino e Marcello Iovino, rispettivamente sindaco e funzionario del Comune di Caserta. Gli 8 sono inquisiti a vario titolo per associazione a delinquere semplice e di stampo mafioso, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, traffico illecito di rifiuti e corruzione.

 

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