Per un divertimento ‘regolato’ e una città a misura di bambino

La lettera a 'Cronache' di Gennaro Esposito, avvocato e presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

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Gentile Direttore,
Sono anni che insieme ad altri cittadini mi occupo del tema della vivibilità esaminando il fenomeno sociale che qualcuno si ostina ancora a chiamare “movida”, mentre, invece, si dovrebbe chiamare “barbarie” per come purtroppo è stato declinato dal senso pratico di alcuni (per fortuna non tutti) operatori commerciali del settore del “Fast and furious tunz tunz food and beverage”, soprattutto il beverage e tunz tunz e da giovani e meno giovani che pensano che a Napoli sia tutto consentito. Lungi da noi volere una città morta o deserta, è certo però che ogni fenomeno sociale di massa deve essere regolamentato, altrimenti si finisce per assecondare gli istinti di una folla che, in quanto tale, è acefala,  dove il comportamento scorretto di un singolo, replicato dieci, cento o mille volte, diventa insopportabile per i cittadini e per l’ambiente. Eppure, nell’epoca della cd. denatalità del Paese, dovremmo aspirare ad una città a misura di bambino; sennonché, non v’è chi non veda, che Napoli, dalla periferia al centro storico, sta diventando sempre più una città a misura di “sopruso” dove prevale la volontà del più forte sul più debole. Ebbene, la politica e l’amministrazione (nelle sue articolazioni locali e statali) dovrebbero avere come parametro di misura la “crescita del bambino” ed ogni operatore delle istituzioni, dal primo consigliere municipale, fino a finire al Sindaco ed al Presidente della Regione e dal primo agente delle forze dell’ordine, fino a finire al Questore ed al Prefetto, dovrebbero chiedersi se farebbero crescere i propri figli, il nostro futuro, in quella strada, piazza, quartiere, città o paese? Come ritenere concepibile, infatti, che un bambino possa crescere bene in piazza San Domenico Maggiore, dove dalla mattina si inizia con i bonghi o tamburi africani, per poi finire la notte, anche fino alle 3, le 4 del mattino con discoteche all’aperto, strumenti amplificati di tutti i tipi e con una folla che grida e schiamazza senza alcun rispetto delle regole minime di convivenza civile. Come pensare di far crescere un bambino a Bagnoli, dove su Via Coroglio, è stato consentito dal Comune e dall’Autorità Portuale, che si installassero ben 8 discoteche che tal volta celebrano eventi che durano anche 12 ore, per lo più all’aperto e che si fanno la guerra a suon di tunz tunz e drink alcolici di pessima qualità. Per non parlare dei Banchi Nuovi dove siamo dovuti correre in soccorso “morale” di una vecchina cieca che era costretta a passare la notte in lacrime, davanti alla lastre della propria finestra pregando affinché la tortura inflitta da un “diskobaretto” terminasse, prendendosi anche gli improperi di gestori ed avventori. Per non parlare di piazza Bellini, dove migliaia di persone assiepate generano una invivibilità che si aggrava con comportamenti scorretti di gestori poco attenti, o del Vomero che ha subito una radicale trasformazione da via Aniello Falcone al centro del quartiere. Che non si voglia intervenire ormai l’abbiamo acclarato, perché non si interviene neppure laddove la soluzione sarebbe semplice, come in via Ferdinando Russo a Posillipo dove, per ristabilire un minimo di vivibilità, annientata tutti gli anni, da maggio a settembre (mesi di tortura per i residenti), basterebbe installare una Ztl con telecamere, impedendo l’enorme affluenza in una strada che si trasforma in una trappola per topi e controllare l’unico esercizio commerciale che attira migliaia di persone sparando decibel e fuochi di artificio che invadono tutto il vicinato. Orbene, tutto questo all’insegna di un non meglio specificato diritto al divertimento e per agevolare una economia e posti di lavoro (per lo più al nero), con la conseguenza che stiamo anche consentendo una trasformazione urbana del centro storico “contra legem” nella misura in cui funzionari “poco attenti” consentono a proprietari/speculatori di trasformare scantinati in bar e discoteche, affittati a canoni esorbitanti, in violazione di una “pletora” di norme, prime tra tutte quelle di attuazione del Piano Regolatore Generale e di sicurezza urbana. Per non parlare del grave problema del consumo di alcol tra i giovani, anche tredicenni, che a decine vengono ricoverati in coma etilico dai pronto soccorso cittadini. Altri capitoli dunque che guardano il fenomeno dal lato degli avventori, le vittime, e degli speculatori, complici gestori e proprietari, su cui occorrerà ulteriormente riflettere.

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