Camorra e appalti, il boss Schiavone svela il patto tra Casalesi e azienda Cpl

Nel processo d'Appello sono state acquisite agli atti le dichiarazioni del figlio del capoclan Francesco Schiavone 'Sandokan'

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Il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone

CASAL DI PRINCIPE – Sì dalla Corte d’Appello alle dichiarazioni rese da Nicola Schiavone: le sue informazioni raccolte dalla Dda sull’affare metanizzazione confluiranno nel processo a carico degli ex tre manager della Cpl e degli imprenditori Claudio Schiavone di Casal di Principe ed Antonio Piccolo di Casapesenna. I giudici di secondo grado hanno deciso anche di interrogare il ras Antonio Iovine, collaboratore di giustizia dal 2014.

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia

Il figlio di Francesco Schiavone detto Sandokan ha rivelato il presunto patto stipulato tra

Antonio Piccolo

la coop dell’Emilia Romagna e il clan dei Casalesi: “Poiché Cpl sarebbe rimasta per un po’ di tempo nelle nostre zone per gestire la metanizzazione, chiese al clan di poter stare tranquilla ed in cambio offrì la disponibilità ad assumere persone e ad accettare l’indicazione per i lavori da parte dell’associazione mafiosa”.

La società, stando a quanto sostenuto da Schiavone, sarebbe riuscita ad attivare un contatto con l’organizzazione grazie alle conoscenze del boss Michele Zagaria nel Modenese. “Questo accordo andò avanti almeno fino al 2006”.

Schiavone ha pure parlato di un ipotetico dissidio tra Piccolo e Schiavone in relazione alla metanizzazione “nel borgo di Aversa”. A risolvere la diatriba sarebbe stato direttamente il

Antonio Iovine

boss. “Disposi che i lavori venissero assegnati a Claudio Schiavone, disposi cioè che a rispondere alla gara fosse Claudio Schiavone, ma che materialmente venissero suddivisi con Piccolo, i quali non mi avrebbero dato nulla”.

Altri nomi di imprenditori

Il pentito all’Antimafia ha fatto anche altri nomi di imprenditori che si sarebbero aggiudicati appalti grazie all’ipotetico patto tra Cpl e clan dei Casalesi. Ma le loro identità sono state omissate. Indagini ancora in corso. “Il meccanismo di assegnazione dei lavori da parte” della coop emiliana, ha spiegato Schiavone, “era talmente oleato e consolidato che non c’era più bisogno di interloquire con Cpl. Fino al 2010, anno del mio arresto, non è cambiato nulla”.

L’iter giudiziario

In primo grado Antonio Piccolo, 52enne di Casapesenna, difeso dai legali Giuseppe Stellato e Carlo Taormina, ha incassato 10 anni di carcere per associazione mafiosa. Sei

Claudio Schiavone

anni di reclusione, invece, la pena per Claudio Schiavone, 52enne di Casal di Principe, assistito dagli avvocati Paolo Trofino e Stellato, considerato colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.

Con i due sono imputati dinanzi alla Corte d’Appello anche Roberto Casari, 64enne di Modena (ex presidente della coop emiliana), Giuseppe Cinquanta, 54enne di Roma (responsabile commerciale della Cpl per Sardegna, Lazio e Campania fino al 2005), e Giulio Lancia, 54enne di Sant’Angelo in Rovereto (responsabile di cantiere della Cpl – Bacino Campania 30 – dal 2000 al 2003). I tre ex manager della coop, difesi dai legali Arturo ed Enrico Frojo, Luigi Sena, Luigi Chiappero e Bruno La Rosa, erano accusati dalla Dda di concorso esterno in associazione mafiosa, ma sono stati assolti dal tribunale di Napoli Nord. Adesso le loro posizioni saranno discusse in Appello. L’iter giudiziario riprenderà a gennaio.

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