Il ‘cambio’ degli assegni per camuffare le tangenti

I vaucher risultano scoperti, ma il reato è solo truffa

AFRAGOLA – Le estorsioni hanno varie forme. Quelle ‘vecchio stampo’ sono dirette, devastanti economicamente per le vittime e, nel contempo, rischiose per chi le mette in pratica. ‘Bussare a soldi’ chiedendo migliaia di euro può avere come conseguenza quella di trovare all’appuntamento per la riscossione le forze dell’ordine in borghese. La ‘soluzione’, in alcune zone dell’area nord era stata trovata imponendo un pizzo ‘soft’, frequente, ma con rate esigue, anche da cinquanta euro. Un modo per evitare le denunce, certo, ma di fatto molto meno remunerativo.

La nuova frontiera

La nuova frontiera delle estorsioni passa per gli ‘Afragolesi’. Pare infatti che la storica organizzazione criminale ramificata anche tra Cardito, Crispano, Frattamaggiore, Caivano, Frattaminore e Casoria, stia praticando sui ‘suoi’ territori, un nuovo tipo di pizzo mascherato. Sì, perché gli esattori si presenterebbero dagli imprenditori e dai commercianti non a mani vuote. Invece di pretendere soldi, ad esempio cinquemila euro, chiedono alla vittima di turno di “cambiare” un assegno della stessa cifra.

I vantaggi

Che vantaggio c’è? Duplice. Sì, perché se da una parte l’assegno in questione, una volta mandato all’incasso, risulterà scoperto, la contromossa dell’imprenditore sarà quella di agire al limite per truffa, non già per estorsione. Con evidenti rischi penali contenuti per l’emissario dell’organizzazione. In caso contrario, se l’imprenditore decidesse di non denunciare, andrebbe ancora meglio. Non è un’ipotesi o un progetto. E’ capitato, sta capitando e potrebbe capitare ancora. E’ una pratica che potrebbe essere stata architettata dai colletti bianchi della cosca. D’altronde il cartello ha cambiato forma diverse volte negli anni. Ci sono stati periodi complessi per la cosca, ma la forza degli ‘Afragolesi’ è stata la capacità di cambiare pelle quando c’è stato bisogno.

I territori

La “vitalità” del sodalizio nel primo decennio del 2000 e la relativa trasformazione in un’organizzazione “confederata” (suddivisa in articolazioni territoriali parzialmente autonome, sui territori di Afragola, Casoria, Arzano, Cardito, Caivano, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore) è stata successivamente “certificata”. Come una sorta di regno suddiviso in feudi, c’era una cupola e dei feudatari. Dei ‘senatori’, diremmo. Erano autonomi ma tenuti a rendere conto del proprio operato ad un “coordinatore delle diverse articolazioni territoriali del clan” (che poteva anche essere uno di essi) il quale detineva la “cassa comune”, pianifica le strategie comuni del sodalizio, dirime eventuali contrasti insorti tra i singoli gruppi criminali e rappresenta “all’esterno” l’organizzazione. Tra quelle strategie potrebbe esserci anche la nuova tecnica del pizzo mascherato da truffa.

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