Consorzio Asi, il dg Acconcia licenziato in tronco. Palla agli avvocati

Licenziato "per giusta causa". Bocche cucite sui motivi del provvedimento

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CASERTA – Bufera sul Consorzio Asi di Caserta. Il direttore generale Anthony Acconcia è stato licenziato in tronco “per giusta causa”. La decisione è stata assunta nella serata di martedì durante una riunione del consiglio di amministrazione presieduto da Raffaela Pignetti. Con un colpo di spugna, anzi di penna, è stata stroncata la carriera del manager cominciata nella primavera del 2015 ai vertici dell’area industriale, in virtù di un accordo politico che si trasformò ben presto – e diversamente dalle iniziali intenzioni – in un ‘posto’ a tempo indeterminato. Fino a martedì.

L’ascesa del manager e l’improvvisa caduta

Acconcia, classe 1964, già direttore generale della Provincia ai tempi di Sandro De Franciscis (mentre la compagna Tiziana Panella era assessore), fu indicato dal Nuovo Centrodestra, allora rappresentato da Paolo Romano, di concerto con Forza Italia – garante Carlo Sarro – e con il Pd di Stefano Graziano. Un accordo tripartisan che sarebbe naufragato di lì a poco per l’ambizione di Acconcia, che passò alla corte di Graziano in vista della trasformazione del suo incarico da un politico tempo determinato a un più prosaico tempo indeterminato. Insomma, voleva il posto fisso e lo ottenne, sebbene in tanti non videro di buon occhio una procedura ritenuta anomala per l’incarico in questione. Ma è evidente che la politica, quando vuole, è più forte della burocrazia. E il modo, per ritrasformare un incarico da indeterminato a determinato si trova sempre, come accaduto per Acconcia. Licenziato e pure “per giusta causa”. Che i rapporti con il presidente Pignetti e il mentore di entrambi Graziano si fossero logorati era cosa nota da tempo: ma nessuno avrebbe mai pensato che lo strappo si sarebbe consumato in maniera così evidente.

Parola ai legali

L’ex direttore generale del consorzio Asi Anthony Acconcia passa al contrattacco dopo il licenziamento e prepara il ricorso contro l’ente, che a sua volta starebbe per conferire mandato ai legali. Il dirigente si è affidato ai suoi avvocati, ritenendo che il provvedimento “per giusta causa” deciso nei suoi confronti dal consiglio di amministrazione sia ingiusto e che le motivazioni addotte siano solo pretesti per mandarlo via. Peraltro, il Cda non ha reso note le cause del provvedimento e il presidente Raffaela Pignetti ha vietato agli altri componenti di parlarne: sia il sindaco di Villa Literno Nicola Tamburrino che l’ex sindaco di Teverola Dario Di Matteo si rifiutano di dare chiarimenti e invitano a contattare la Pignetti, che però lascia squillare il cellulare senza rispondere diverse volte nel corso del pomeriggio.

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