De Lorenzo (M5S): “Basta accordi sulla testa della gente”

La deputata 5 Stelle interviene sui lavori della Metro linea 6 e sulla questione griglie a piazza Municipio: “Il progetto è carente”

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NAPOLI (Anastasia Leonardo) – Sui lavori della linea 6 della metropolitana è stato premuto il tasto ‘pause’. Dopo il blocco del cantiere in piazza del Plebiscito per la creazione delle griglie di areazione, l’opinione pubblica si è divisa tra favorevoli e contrari. Tra i primi la deputata del Movimento 5 Stelle Rina Valeria De Lorenzo.
Onorevole, i lavori in piazza del Plebiscito per la realizzazione delle griglie di areazione della Linea 6 della Metro sono stati bloccati anche grazie ad una sua interrogazione parlamentare. Ma le polemiche proseguono: le contestano di essere esponente del ‘partito del no’ a priori. Crede ci sia un fondo di verità in questo?
No. Rivendico la mia competenza politica su un tema che mi è stato sollecitato dai cittadini. Da parlamentare svolgo un ruolo politico, interessata alle vicende che riguardano la città in cui sono stata eletta e quindi deputata ad intervenire secondo la responsabilità del mio mandato. Rigetto ogni accusa di appartenenza al “partito del no”, pura invenzione di chi vuole banalizzare una questione complessa riducendola alla  vicenda alla contrapposizione di “grate sì, grate no”. La conseguenza è che chi pone interrogativi è definito come colui che vuole fermare lo sviluppo e il progresso. Ho inteso presentare l’interrogazione parlamentare senza formulare sentenze, ma creando un rapporto tra cittadini ed esecutivo attraverso l’eletto. Ci eravamo disabituati all’intervento del parlamentare nell’interesse dei cittadini informati solo parzialmente sulla realizzazione delle grandi opere a cominciare dalla Linea 6.
Tecnicamente è intervenuto il ministero sulla scorta di una copiosa documentazione richiesta anche al Comune. Ma sembra che tra questi manchi quella relativa all’impatto ambientale.
La denuncia di furto della Via, il documento di valutazione di impatto ambientale lascia quanto mai perplessi rispetto alla garanzia di sicurezza dei lavori che pure appaiono necessari per garantire ai cittadini il diritto alla mobilità sostenibile. Da oltre 20 anni il progetto della  metropolitana è dibattuto in ristrette stanze e la metro che sta costando tanto ancora non c’è. Il Mibac è intervenuto con i suoi tecnici e basta leggere il provvedimento di revoca in autotutela dell’autorizzazione rilasciata dalla Sovrintendenza per comprendere che il progetto è carente.
Un’azione di denuncia necessaria che blocca il progresso?
Lo sviluppo lo ferma chi non lavora bene e procura il crollo di edifici  oltre ai  danni allo straordinario patrimonio architettonico di Napoli. Il tempo dei padroni delle ferriere è finito. Il tempo degli accordi sulla testa della gente è riprovevole.
Oltre ai dubbi legati alla mancanza del Via, ci sono altre cose che la lasciano perplessa sulla vicenda?
Mi piacerebbe sapere se le Municipalità a Napoli sono state coinvolte o se hanno prevalso interessi leciti e illeciti di soggetti che dovrebbero ‘eseguire’ e che invece impongono la legge del profitto ad ogni costo. Mi piacerebbe che i cittadini fossero informati sul quadro complessivo dei costi, sulle ditte appaltanti e subappaltanti dei lavori della Linea 6, sul rispetto delle norme  nell’approvazione ed autorizzazione del progetto iniziale  e dei numerosi progetti di variante in corso d’opera.
Lei sa che molti tecnici non condividono la sua posizione.
Leggo interventi di tecnici e politici che della questione sanno poco o niente e che intervengono con metodo da schieramento. Invece qui ne va della sicurezza dei cittadini e degli edifici pubblici e storici, simbolo della bellezza di Napoli, molti dei quali  ingabbiati negli striscioni pubblicitari da anni. I cittadini non possono assistere in silenzio la distruzione sistematica del patrimonio storico in nome di un “progresso” che cela solo interessi economici. I progetti e le opere pubbliche che non rispettano le regole sono abusivi anche se realizzati da un ente pubblico e il paventato ricorso al Tar  potrebbe essere un boomerang per il Comune e per il Consorzio.

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