Sicurezza, Conte prova a ricucire con i sindaci. Ma Salvini ‘strappa’: ispezioni nei Comuni che non applicano il decreto

Gli uffici del Governo avevano mostrato disponibilità al dialogo proprio con l’Anci. Ieri in tarda serata, invece, è arrivato il carico da novanta messo da capo del Viminale: “Con tutta la buona volontà il decreto sicurezza lo abbiamo già discusso"

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Foto Filippo Monteforte / AFP in foto Giuseppe Conte e Matteo Salvini

ROMA – Da un lato i sindaci di Palermo, Napoli, Milano e Firenze che accusano Matteo Salvini. Dall’altro il capo del Carroccio, appunto, spalleggiato da Luigi Di Maio che difende la riforma. In mezzo ha cercato di infilarcisi con eleganza, per stemperare i toni, Palazzo Chigi (clicca qui). Ma a complicare lo scenario, ora, c’è pure la frattura interna dell’Anci. Perché se in linea di massima l’Associazione dei Comuni minaccia di restituire la fascia tricolore per protestare contro il decreto Sicurezza, è vero anche che la compagine racchiude una fronda di circa 30 sindaci non in linea con le posizioni anti-Lega. E con loro, logicamente, si schierato Salvini.

Gli uffici del Governo avevano mostrato disponibilità al dialogo proprio con l’Anci. Ieri in tarda serata, invece, è arrivato il carico da novanta messo da capo del Viminale: “Con tutta la buona volontà il decreto sicurezza lo abbiamo già discusso, limato per tre mesi e migliorato. Lo ha firmato il presidente della Repubblica e adesso questi sindaci vorrebbero disattendere una legge firmata al presidente della Repubblica?”.

Il vicepremier si è voluto smarcare dal tentativo di pacificazione lanciato da Giuseppe Conte. Anzi, a quanto pare è disposto ad inviare ispezioni straordinarie nei municipi affinché si verifichi se venga o meno rispettato il divieto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo: a loro, stando ad una circolare diramata dal Viminale, vengono riservati Cara e Cas (strutture di prima accoglienze) fino a che non si chiarisce il loro status. I controlli prefettizi serviranno a monitorare la gestione dei registri per lo stato civile. E se ci saranno anomali potrebbe scattare la denuncia alla magistratura.

Dunque se Conte prova a cucire, Salvini strappa. E lo ha fatto in modo netto, fino a chiamare i sindaci ‘traditori’.

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