L’Fbi a Napoli. Nel mirino la mafia nigeriana di Castelvolturno

Gli inquirenti hanno collaborato con la procura e con i magistrati impegnati contro questa organizzazione criminale

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Foto LaPresse - Marco Cantile Grazzanise, 05/04/2016 Cronaca Blitz dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e della DDA di Napoli nei confronti del gruppo dell'Eye, sodalizio criminale tra i clan camorristici del casertano e gli extracomunitari della comunità africana di Castel Volturno dediti allo spaccio di stupefacenti. Nella foto: le auto in attesa davanti la caserma dei carabinieri di Grazzanise

CASTELVOLTURNO – La malavita, radicata, quasi invisibile, eppure così presente. È la mafia nigeriana che si è insediata anni fa, che ora comanda in gran parte del litorale Domizio e che sta puntando oltreoceano. Ha destato l’attenzione degli ispettori ‘Fbi’ che hanno iniziato a collaborare con la Procura di Napoli parlando con i magistrati che si occupano della vicenda. Cercando così di far proprio il ‘modus operandi’ di questa organizzazione ottenendo informazioni fondamentali dalla Dia di Napoli.

La collaborazione per comprendere ogni sfaccettatura della mafia nigeriana

Una collaborazione vera e propria che è nata sotto traccia, per poter cogliere i lati più oscuri di ogni attività che questa mafia ormai internazionale ha messo in atto da tempo e ancora continua a svolgere. In maniera più prepotente perché, dopo aver monopolizzato Castelvolturno e dintorni, si è spinta oltre confine, in Spagna, Danimarca e oggi anche negli Stati Uniti. I documenti analizzati, le ‘dritte’ avute, hanno consentito agli ispettori americani di comprendere la crudeltà e la ferocia con la quale questa mafia agisce. Gli inquirenti statunitensi e partenopei si sono scambiati informazioni fondamentali.

Fondamentali le dichiarazioni dei pentiti

Tra cui anche le dichiarazioni dei pentiti, di chi ha fatto parte di quei clan, di quei gruppi che non si sono mai fatti scrupoli per diventare sempre più forti. E Castelvolturno in questo senso continua ad essere la base di questa attività che, come dai dati in possesso dei carabinieri di Grazzanise comandati dal maresciallo Luigi De Santis, si fonda su un giuramento di sangue. Da lì si passa a sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga e introduzione sul territorio di clandestini che spesso diventano manovalanza criminale (gli uomini) e merce sessuale (le donne). Sono circa 25mila gli immigrati nigeriani e ghanesi che affollano i casermoni del litorale, dove l’alternativa è solo il lavoro nei campi per pochi spiccioli. E allora ecco quel giuramento, quasi un rito, da cui si apre un mare di criminalità, sempre più vasto, sempre più preoccupante.

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