Una petizione per fermare il razzismo su Google Maps

La lettera a Cronache di Raffaele Carotenuto, ex consigliere comunale e scrittore

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Gentile Direttore, l’inchiesta di Cronache di venerdì ha riportato alla ribalta la spiacevole vicenda che vede Google protagonista: digitando sull’applicazione Maps ‘Lavali con il fuoco’ esce il Vesuvio. Sulle prime sembrerebbe un atto di goliardia, ma tale non è. I curatori del più cliccato motore di ricerca al mondo Google fecero pubblica ammissione di colpa  nel 2015, chiarendo che avrebbero provveduto a rimuovere la “fraudolenta” localizzazione. Niente di più falso. Propongo al suo giornale di avanzare una petizione sensibilizzando l’opinione pubblica a “reagire” nei confronti di un atto capzioso quanto intollerabile, affinché Google si ravveda definitivamente eliminando tale stortura.

Sono tra quelli che non relegano questi “cori” a degli sfottò; noto, ad esempio, che su quasi tutti i campi di calcio d’Italia questo, come altri slogan, fanno breccia nella testa di benpensanti, mentre le massime cariche dello sport non sono nemmeno in grado di fermare un gioco ormai preda di diritti televisivi e di immagine.

Il tema è l’assoggettamento psicologico, la discriminazione tra parti di territorio, un razzismo ora evidente ora strisciante che galoppa dentro una cornice di odio sociale, capace di sacrificare la libera e civile convivenza, il rapporto tra pari, la dignità di intere comunità. Un sollecitazione pubblica non risolverebbe certo un epifenomeno ormai diventato principale, ma almeno farebbe riflettere se non addirittura capire in che direzione porta questa poltiglia, aiuterebbe a dare gli strumenti a tanti cittadini nel discernere ciò che è inclusivo e quello che non lo è. ‘O Vesuvio, ‘o Tisico, ‘o Jetteco.

Per placare il gigante nelle processioni religiose si mettevano in testa le donne, eruttive, mestruate e fontane. Bisognava sposare queste “colpevoli” perché da incinte il loro flusso mestruale si seccava (e la lava non colava più), un sorta di credenza popolare per abbuonarsi dalle ire della “muntagna”, così detta dalla plebe di Napoli. Il più temuto, venerato e mitizzato dai napoletani, oggetto raccontato da migliaia di libri, dall’antichità ad oggi, che qualcuno vorrebbe vederlo tossire e sputare il sangue della terra, come sostiene il francese Jean-Noël Schifano nel suo “Diario appassionato di Napoli”.

Questa discriminazione fa il paio con chi al nord non affitta appartamenti ai cittadini del sud, con non pochi amministratori pubblici che pensano ai napoletani come a un popolo di sfaccendati, con quanti (ancora) teorizzano l’inferiorità dei meridionali. Di qui il proliferare di offese, luoghi comuni, differenze. E questo andamento si riflette anche nelle scelte politiche che danneggiano il sud nel riparto delle risorse territoriali, nella pretesa di un federalismo territoriale che toglie e non aggiunge al Mezzogiorno, nella mancanza di livelli essenziali di assistenza e standard minimi per considerare l’Italia una e indivisibile, nella richiesta di alcune Regioni del nord di trattenere il proprio residuo fiscale, sacrificando ogni elemento di solidarietà e meccanismo compensativo tra le parti del paese.

Caro Direttore, in definitiva Le propongo una sortita titanica ma generosa, onesta e solidale, affinché si scuotano le coscienze. Ed alla fine se anche un solo cittadino all’infuori di noi la sottoscrive possiamo dire di aver contribuito a ristabilire una condizione di equilibrio, qualcosa ancora di la da venire, ma passando il testimone fieri di quello che abbiamo potuto ottenere.

Raffaele Carotenuto, ex consigliere comunale e scrittore

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