Sale la pressione fiscale nel terzo trimestre 2018

Tra luglio e settembre ha raggiunto il 40,4% del Pil, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

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Foto Claudio Furlan/LaPresse 08-12-2017 Milano, Italia Cronaca Folla al centro commerciale CItylife shopping DistrictNella foto: la gente

ROMA – Nel terzo trimestre del 2018, tra luglio e settembre, la pressione fiscale è stata pari al 40,4% del Pil. In aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rende noto l’Istat con i conti trimestrali delle pubbliche amministrazioni.

Pil in lieve ripresa

Il rapporto deficit Pil si è attestato all’1,7%. Dato in leggero miglioramento rispetto all’1,8% dello stesso periodo dell’anno precedente. Sempre l’Istat aggiunge che il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,0 per cento, a fronte dell’1,6% nel terzo trimestre del 2017.

Più consumi meno risparmio

Il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato nel terzo trimestre 2018 dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3% con propensione al risparmio che è stata pari all’8,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di una variazione dello 0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Terzo trimestre 2018

Nel terzo trimestre 2018, tra luglio e settembre, la spesa per interessi è cresciuta di circa 1,7 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2017, pari ad un aumento del 12%.

Potere d’acquisto delle famiglie 

Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un incremento modesto, dopo quello decisamente marcato del trimestre precedente – il commento degli statistici – La pur contenuta dinamica dell’inflazione ha così determinato un calo congiunturale del potere d’acquisto (-0,2%). A fronte di tali andamenti, le famiglie hanno mantenuto, grazie a una lieve riduzione della propensione al risparmio, un livello quasi inalterato dei consumi in volume”.

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