Carige, Patuelli: “Nazionalizzare non dà certezze di risanamento”

L'ipotesi sarà presa in esame nel caso in cui vi siano dei problemi altrimenti irrisolvibili

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Fabio Cimaglia / LaPresse

MILANO“Il modello della banca nazionalizzata non dà certezze assolute di risanamento e di grande efficienza”. Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ai microfoni di Radio Capital, alla domanda sull’ipotesi di nazionalizzazione di Banca Carige.

Caso Carige, il commento di Patuelli

“In tutto il ‘900 ci sono stati dei salvataggi necessitati da parte dello Stato, ci sono state delle banche pubbliche che sono stati degli ottimi casi, ma il più delle volte la gestione è stata claduicante”, ricorda Patuelli comunque che con il decreto del governo “la nazionalizzazione è in coda, ipotizzata come extrema ratio nel caso in cui vi siano dei problemi altrimenti irrisolvibili ed è descritta giuridicamente come una riserva, un ombrello”.

La nomina dei tre commissari

“Ho apprezzato – prosegue Patuelli – ogni iniziativa di prevenzione delle crisi, questa non è la prima, e ho apprezzato una nuova aria che sia respira dopo il 1 gennaio dalla vigilanza unica della Bce, innescata con l’immediata sostituzione del cda dimissionario di Carige e la nomina dei tre commissari, di cui due in continuità”.

Il modello Bce

Secondo Patuelli alla vigilanza della Bce, che è stata presa in carico dall’italiano Andrea Enria da inizio anno, “c’è un’aria nuova, c’è stato un cambio alla viglianza, dall’Italia c’erano state molte critiche alla signora Daniele Nouy. Dal 1 gennaio c’è un signore indipendente da tutto, anche dai cittadini italiani”.

(Awe/Lapresse)

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