Isa Danieli a “Cronache” racconta il teatro: “La mia fortuna e il mio amore”

"Con De Filippo un rapporto altalenante. Porto nel cuore La Gatta Cenerentola". L'attrice sarà in scena domenica sera al Teatro Ricciardi di Capua

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NAPOLI – Presentare un’icona del teatro e del cinema come Isa Danieli, pseudonimo di Luisa Amatucci, non è cosa da poco. Figlia d’arte: sua madre Rosa Moretti è stata una delle voci di Radio Napoli mentre il padre Renato discendeva da una grande dinastia di attori, i Di Napoli. Danieli ha lavorato più volte nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo e con Roberto De Simone, in particolare nella prima e nella seconda edizione de ‘La Gatta Cenerentola’. La sua filmografia è varia e costellata di collaborazioni con importanti registi: da Lina Wertmüller a Giuseppe Tornatore, da Ettore Scola a Giuseppe Bertolucci. Nel 1984 è tra i protagonisti del film ‘Così parlò Bellavista’, dal libro di Luciano De Crescenzo che ne curò anche la regia. Con queste pellicole inizia anche una carriera cinematografica parallela a quella teatrale che la porta ad aggiudicarsi nel 1986 un Nastro d’Argento. Negli anni novanta ha recitato a fianco di Paolo Villaggio in ‘Io speriamo che me la cavo’. A partire dal 2000 si è dedicata principalmente al teatro interpretando, tra l’altro, ‘Filumena Marturano’, grazie al quale vincerà nel 2001 il Premio Ubu come miglior attrice.

Isa Danieli sul palcoscenico appare poliedrica, capace di mille mutamenti dovuti anche al fatto che, già adolescente, ha cominciato a calcare i palcoscenici dei teatri. Ecco perché ha abituato il suo pubblico a infinite e perfette metamorfosi, che le permettono di passare con facilità dal ruolo di nobildonna a quello opposto di procace e sensuale attricetta. Protagonista del teatro napoletano, Isa Danieli ha vissuto la sua carriera fra magia e mistero, legandosi professionalmente a grandi autori e grandi autrici, senza avere la minima idea di cosa fosse ‘il look’ di un’attrice. Per questo piace. Pur essendo una delle più grandi interpreti delle scene partenopee, ha sempre avuto e continua ad avere l’aria della dirimpettaia, aspetto che la avvicina al suo pubblico che la ama. Domenica, con Giuliana De Sio andrà in scena al Teatro Ricciardi di Capua. A ‘Cronache’ racconta la sua carriera, e il rapporto con i genitori, i primi che le hanno mostrato il mestiere di attrice.

Lei appartiene ad una famiglia di attori. Di certo nella sua vita non avrebbe mai potuto fare il medico o l’avvocato.

Certo che no, sarebbe stato impossibile fare altro. Mio padre proveniva dai Di Napoli, una dinastia di attori. Ciò dimostra che la carriera professionale di una persona risente del forte legame con il lavoro di famiglia. Io già da piccola ho cominciato a frequentare i teatri, anche se mia madre non voleva che facessi l’attrice.

Lei ha interpretato tantissimi personaggi, uguali ma anche diametralmente opposti fra loro, in una sorta di vera metamorfosi teatrale, cambiando ogni volta pelle.

E’ stata la mia fortuna, il mio desiderio, il mio divertimento. Il teatro bisogna amarlo, lavorando divertendosi. E poi l’attore, quello vero, deve essere estremamente duttile e saper interpretare qualsivoglia personaggio.

Ci parli del suo trascorso con Eduardo De Filippo e di quella famosa missiva a lui indirizzata.

Volevo entrare a far parte della sua compagnia per cui scrissi una sorta di richiesta di assunzione. Lui la lesse e mi convocò. Il caso volle che una ragazza della compagnia si ammalasse di appendicite per cui necessitava urgentemente una sostituta già per l’imminente rappresentazione serale. Per cui l’amministratore della compagnia mi chiamò e mi disse di presentarmi di lì a poco al teatro portando con me un vestitino da mettere in scena. Provammo e riprovammo la mia parte finché la sera stessa debuttai con Eduardo De Filippo. Pensai di essere arrivata lì dove volevo, e vi sarei rimasta per lungo tempo. Poi lasciai e ritornai nella compagnia più volte per oltre diciotto anni alternandola ad altre esperienze teatrali causa anche di un rapporto non proprio tranquillo con Eduardo De Filippo. Poi decisi di andar via definitivamente.

Lei ha fatto anche avanspettacolo. Ci racconti…

Certo. Un’esperienza da cui ho imparato moltissimo grazie anche ad un attore, il comico della compagnia che si faceva chiamare Trottolino, e a Rina Morelli che mi ha insegnato a ballare, un’esperienza che non avrei mai potuto fare con il teatro eduardiano. Ma io, ci tengo a sottolinearlo, ho cominciato la mia carriera con la sceneggiata a soli 13 anni perché mio padre faceva quello.

Poi l’esperienza con Roberto De Simone in La Gatta Cenerentola…

Per me è stato il massimo, una cosa davvero straordinaria, irripetibile. Essendo un’attrice, e non una cantante, mi sono dovuta adattare al ruolo tirando fuori il meglio di me nel canto.

Per lei non solo teatro, ma anche tanto cinema.

Direi che per me il teatro è stato tutto, ma devo molto del mio successo anche al cinema. Lavorando con attori del calibro di Marcello Mastroianni, tanto per citarne uno o con registi come Ettore Scola, non potevo non acquisire qualcosa di importante per la mia lunga carriera artistica.

Lei si definisce ‘figlia dell’amore’, che significa?

Che sono nata dal rapporto di due persone che si amavano moltissimo ma non si sono mai sposate.

Riesce a fare un accenno al suo ricordo più bello?

E’ difficile. Ho tantissimi ricordi sia in ambito lavorativo che nella vita privata, tutti belli. Ma posso dire che il mio dolore più grande è stato nel perdere mia madre, che era appena cinquantottenne, per una grave malattia quando io di anni ne avevo solo ventidue. Però tra le cose più belle annovero di certo l’aver conosciuto Luigi Esposito, poi divenuto mio marito.

Lei in questi giorni sta portando in giro per l’Italia, assieme a Giuliana De Sio , ‘Le Signorine’. Di che si tratta?

Domenica saremo al Teatro Ricciardi di Capua. Un lavoro di Gianni Clementi, con la regia di Pierpaolo Sepe. Si tratta di una commedia che sa sfruttare abilmente la comicità che si cela dietro al tragico quotidiana. Racconta i continui litigi di due sorelle zoppe per la poliomielite contratta da piccole, che trascorrono la propria esistenza in un continuo e scoppiettante scambio di accuse. Hanno una piccola merceria in un vicolo di Napoli, ormai circondata da empori cinesi e fast food mediorientali. Addolorata e Rosaria, così si chiamano le due protagoniste, trascorrono gran parte della loro giornata al lavoro per poi tornare nel loro modesto ma dignitoso appartamento. Addolorata, dopo una vita condotta all’insegna del sacrificio e del risparmio vuole finalmente godersi la vita mentre Rosaria, che ha fatto dell’avarizia il fine della propria esistenza, non ha nessuna intenzione di sprecar danaro. Insomma una commedia esilarante tra gag e una pioggia di battute che bisogna assolutamente vedere.

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