Sulla Tav Toninelli prende tempo Ed è scontro con la Lega in piazza per il “sì”

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse in foto Danilo Toninelli

TORINO – I tempi delle decisioni sulla Tav si allungano e gli alleati si sfidano. Alla vigilia di una piazza, quella torinese del ‘sì’ all’opera, a cui prenderà parte anche la Lega, la crepa sulla Torino-Lione c’è, e si vede, nonostante i giallo-verdi cerchino di negare frizioni e divisioni.

Tocca al ministro per le Infrastrutture, Danilo Toninelli, ricordare il contratto di governo all’alleato del Carroccio: “C’è scritto di ridiscutere integralmente l’opera, è quello che stiamo facendo“, dichiara, ricevendo l’immediata risposta del vicepremier leghista, Matteo Salvini. “Nessuno pretende che il progetto non si tocchi, però io voglio un’Italia del sì che vada avanti e non che torni indietro”, ribatte.


Toninelli prende tempo

L’analisi costi-benefici, di cui la Commissione incaricata ha consegnato mercoledì una “bozza” preliminare, arriverà completa a fine gennaio: solo allora si potrà dare una risposta definitiva.

Il giudizio dei tecnici è comunque già netto e, senza sorpresa data l’inclinazione prevalentemente No Tav degli esperti, prevede una bocciatura all’opera.


La parte giuridica stimerà quanto costerebbe un eventuale stop

La prossima settimana il ministro incontrerà Marco Ponti, alla guida della commissione di valutazione, che ha più volte ribadito come la decisione dovrà comunque essere politica: “Non si possono però, eticamente, non fare i conti – spiega il professore – sono uno strumento di trasparenza democratica, e io divento pro Tav domani se i conti, secondo la mia professionalità, dicono che è utile alla collettività. In questi anni ho sempre basato le mie opinioni solo sui conti“.

D’altro canto, per ogni mese di ritardo nel far partire gli appalti, Paolo Foietta, commissario di governo per l’opera, alla guida dell’Osservatorio sulla Torino-Lione (scaduto a fine anno) aveva calcolato un danno di 75 milioni di euro.


Al netto di numeri e dati, è la piazza torinese a creare imbarazzo tra gli alleati

A protestare insieme a 100 sindaci, imprenditori e governatori delle regioni del Nord ci sarà anche la Lega, da sempre favorevole alla Tav.

Mi fa sorridere il fatto che vada in piazza un alleato che ha sottoscritto un contratto di governo“, ironizza la sindaca di Torino, Chiara Appendino. “Abbiamo sempre con coerenza sostenuto la nostra tesi, e poi un sorriso allunga la vita“, ribatte Salvini che lancia un avvertimento ai colleghi 5 Stelle: o il ‘no’ all’opera sarà ben motivato o si andrà al referendum in caso di bocciatura.

Uno strumento che allungherebbe di fatto ancora i tempi di una decisione, con il Movimento 5 Stelle che ha costruito gran parte del suo consenso sulla contrarietà alle grandi opere, e il Carroccio che il consenso rischia di perderlo proprio nel Nord produttivo che sarà in piazza a Torino.

Gli stessi governatori di Lombardia, Attilio Fontana, e del Veneto, Luca Zaia, hanno aperto all’eventualità di una consultazione popolare sulla Tav lanciata dal presidente piemontese Sergio Chiamparino: lo stesso che, presente alla mobilitazione del Si, non perde tempo per strigliare i leghisti. “Bene se saranno in piazza ma si assumano la responsabilità di prendere una decisione – attacca – chi è al governo deve sciogliere ogni dubbio e dire un sì o un no chiaro“.

Nel braccio di ferro giallo-verde il ruolo di mediatore tocca ancora una volta al premier Giuseppe Conte secondo cui non sarà un problema se la Lega andrà a manifestare tanto, annuncia, “tutto il governo si esprimerà presto“. (LaPresse)

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