Le accuse del pentito inguaiano l’architetto: rischia il processo per aiuti al clan dei Casalesi

A trascinarlo davanti al gup è stata l’inchiesta coordinata dal pm Alessandro D’Alessio

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GRAZZANISE – Rischia il processo Maurizio Malena. Il responsabile dell’area amministrative del Comune, assistito dall’avvocato Emilio Maddaluna, è accusato di concorso esterno al clan dei Casalesi e turbativa d’asta aggravata dalla finalità mafiosa.

L’indagine Chronos

A trascinarlo davanti al gup è stata l’inchiesta coordinata dal pm Alessandro D’Alessio e realizzata dai carabinieri della stazione di Grazzanise, guidati dal comandante Luigi De Santis. Malena affronterà a marzo l’udienza preliminare dinanzi al gup Rosa De Ruggiero. Il giudice del tribunale partenopeo deciderà se rinviarlo o meno a giudizio. Fino allo scorso 31 dicembre Malena è stato capo dell’area tecnica. Proprio mentre svolgeva quella funzione (nel 2011) secondo la Dda si sarebbe posto come punto di riferimento del clan dei Casalesi per la gara d’appalto ‘Emissario Grazzanise’ in qualità di presidente e segretario della commissione di gara. L’architetto di Cirò Marina avrebbe contributo a veicolare l’appalto verso l’Ati Balcoba Srl.

Il ruolo dei Madonna

Quell’associazione temporanea d’impresa, affermano gli inquirenti, era “mero schermo degli imprenditore Nicola e Francesco Madonna” (assistiti dagli avvocati Giovanni Cantelli, Giuseppe Stellato e Vincenzo Maiello), entrambi già a processo per concorso esterno al clan e turbativa d’asta dinanzi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le presunte azioni illecite contestate a Malena sarebbero state concordate con Enrico Parente, scomparso nel settembre di due anni fa, ed Alessandro Zagaria (assistito dal legale Antonio Abet) in carcere a Secondigliano e a giudizio con i germani Madonna.

Il clan

La condotta di Malena, ha sostenuto la procura distrettuale, avrebbe consentito all’organizzazione mafiosa di manifestare “la propria capacità di controllo degli appalti pubblici e i correlativi vantaggi economici”. Malena il 5 maggio del 2016 venne arrestato e sottoposto ai domiciliari dai carabinieri di Grazzanise. Dopo alcune settimane ottenne la scarcerazione dal tribunale del Riesame. Ad innescare quel provvedimento cautelare, firmato dal gip Emilia Di Palma, fu l’inchiesta della Dda sulla gara da 3 milioni e 337mila euro per la realizzazione del collettore fognario. Con l’architetto furono arrestati anche l’ex sindaco Enrico Parente, Benito Natale, i Madonna (ora liberi) e Zagaria.

Il pentimento di Benito Natale

Inizialmente l’Antimafia aveva indagato Malena soltanto in relazione alla presunta turbativa d’asta. Ma nel giugno di due anni fa, Natale (un mese dopo il blitz) iniziò a collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni sulle infiltrazioni del clan negli ambienti amministrativi, politici e imprenditoriali di Grazzanise, hanno spinto la procura distrettuale a contestare al calabrese pure un secondo reato: il concorso esterno.

La chiacchierata tra le sbarre

E tra gli elementi che a Malena sono costati un’accusa più grave (ancora al vaglio dei giudici) c’è anche ‘una chiacchierata tra le sbarre’. Un colloquio a tre sul perché erano finiti in cella: a riferire alla Dda il contenuto di quella discussione è stato proprio Benito Natale.

Il pentito grazzanisano era in prigione, a Secondigliano, dal 5 maggio del 2016: lì era in compagnia di Nicola Madonna e Giuseppe Iovine, imprenditore. Il collaboratore di giustizia mazzonaro e Madonna erano stati arrestati a causa dell’inchiesta ‘Chronos’ sull’appalto per il collettore fognario. Ma ad interessarsi del lavoro grazzanisano, stando a quanto raccontato da Natale, era stato anche Iovine (in carcere, due anni fa, per altre vicende giudiziarie). “Come diceva lui – ha raccontato il pentito all’Antimafia – era scappato da questa cosa (l’indagine sugli interventi alle fogne, ndr.) perché anche lì c’era un poco di pressione. Lui (Iovine, ndr.) diceva a Madonna che se avesse portato avanti… quello (il coinvolgimento in Chronos, ndr.) sarebbe stato il suo destino”. A sponsorizzare la ditta di Iovine, almeno nella fase iniziale, ha dichiarato l’ex camorrista, era stato Maurizio Malena, capo dell’ufficio tecnico mazzonaro. “Però ebbe uno stop da Enrico Parente che sosteneva Alessandro Zagaria”.

I lavori ai marciapiedi

Natale venne a conoscenze del presunto rapporto tra Malena e Iovine alcuni anni prima dell’incontro a tre avvenuto a Secondigliano. “Era tra il 2007 e il 2008, quando furono realizzati i marciapiedi a Grazzanise, in via Cesare Battisti. Un giorno Malena mi chiese se io avessi formulato una richiesta estorsiva all’imprenditore Giuseppe Iovine, di cui era il tecnico. Sapeva bene chi fossi”. L’attuale pentito gli rispose di no: “Gli dissi che era fuori pista”. A cercare di taglieggiarlo, invece, come poi a Natale avrebbe spiegato lo stesso Malena, “era stato Modestino Minutolo, il ragazzo fatto uccidere da Nicola Schiavone”. “Da quel momento il rapporto tra me e Malena – ha sostenuto Natale – divenne più stretto”.

La corsa a tre per il canalone

L’appalto per ‘il canalone’, afferma la Dda, era al centro degli interesse di almeno due cosche del clan dei Casalesi: l’ex sindaco Enrico Parente ed Alessandro Zagaria, con lo scopo di favorire il gruppo guidato da Michele Zagaria, volevano che la gare venisse aggiudicata ad un’azienda riconducibile ai Madonna. Il boss Elio Diana e il nipote Armando Diana, invece, avrebbero voluto che l’opera venisse affidata ad un’azienda diversa, collegata alla fazione Schiavone. Tra i due fuochi, nella fase preliminare, ci sarebbe stato, per pochissimo tempo, pure l’imprenditore Giuseppe Iovine, promosso da Malena.

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