Sinistra, Rossi: “Bene Zingaretti e Calenda sulla lista unitaria per europee”

Il Governatore della Toscana approva l'idea degli esponenti del Partito Democratico

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Lo debole/bianchi-La presse In foto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

Firenze – L’idea di una lista unitaria e aperta lanciata da Zingaretti e da Calenda per le elezioni europee è positiva. La sinistra, a mio parere, deve coglierla subito e stare dentro il dibattito che si apre. Le elezioni europee hanno un’importanza epocale per la democrazia e per i diritti sociali, per i valori della solidarietà e della convivenza, addirittura per la pace.

Possono vincere forze antieuropeiste, unite in un’alleanza tra la destra estrema xenofoba e sovranista e la destra del partito popolare, conservatrice e liberista. Un disegno per cui Salvini esplicitamente lavora; contro cui le forze democratiche di sinistra, e prima di tutti coloro che credono nella necessità di costruire un’idea nuova di socialismo, devono combattere senza indugi, unendosi anche a forze liberal-democratiche e della sinistra cattolica, civiche e progressiste. Con lo sbarramento al 4 per cento non ha senso rischiare di buttare via voti, per chi, come me, crede in una sinistra radicale e di governo”. Lo afferma, questa mattina su Facebook, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.

Il Governatore della Toscana approva l’idea degli esponenti del Partito Democratico

“Dico questo – prosegue Rossi – sottolineando che non mi candiderò alle elezioni europee perché intendo finire il mandato di presidente della Toscana. Nella lista unitaria nessuna omologazione: ognuno porterà la sua cultura politica e le sue proposte nel rispetto per tutti e in un dibattito democratico vero. Non ha senso ripetere ancora gli errori del passato, di cui tutti portiamo una parte più o meno grande di responsabilità. Sia chi, come me, se ne è andato dal PD, sia chi è rimasto non riuscendo a cambiarne la linea politica. Due scelte che le urne si sono incaricate di giudicare, riducendo la sinistra al minimo storico dal dopoguerra”.

“Oggi ha senso guardare avanti – aggiunge – e ragionare su un programma nuovo, per un’Europa diversa che sia davvero forte e unita, che risponda ai bisogni dei giovani, dei lavoratori e dei ceti medi, che metta regole sociali al mercato e ritrovi, con un ruolo più attivo dell’Unione stessa, la strada della crescita e della speranza, della libertà e della giustizia.

Sarà una battaglia sui fondamenti della nostra civiltà che uniti possiamo vincere”.

(LaPresse)

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