Pil, Messina: “Serve un grande progetto per far ripartire i cantieri fermi”

Per Messina l'Italia non merita un'altra brutta estate e può ripartire

The logo of Italian bank Intesa Sanpaolo is pictured during the presentation of the 2017 results and a new business plan of Intesa Sanpaolo on February 6, 2018 in Milan. / AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO

ROMA – “Un volano della crescita è rappresentato dal settore delle costruzioni. Serve un grande progetto che coinvolga diversi operatori, per far ripartire i cantieri fermi e avviarne di nuovi, mettendoci tutte le energie del Paese. Scuole, strade, ospedali”. Lo dice Carlo messina, amministratore delegato di Intesa Sp in un’intervista al Corriere della Sera. “E servono nuove infrastrutture, in particolare al Sud. Pensi ai porti, quale crede che possa essere lo sbocco naturale delle merci in arrivo dalla Cina attraverso la via della Seta? Le risorse già stanziate per le opere pubbliche ammontano a 150 miliardi, se anche fossero 50 l’effetto sulla crescita, grazie anche ai fondi europei, sarebbe notevole.

Noi, come banca, faremo la nostra parte – ha aggiunto – Il codice degli appalti deve essere semplificato. Si può immaginare un ampio progetto di housing sociale per venire incontro alle esigenze di potenziali nuovi lavoratori che non si spostano perché non possono permettersi il costo di un affitto”.

Per Messina l’Italia non merita un’altra brutta estate e può ripartire

“Il debito è già ora a livelli troppo elevati. Se variamo nuove misure per la crescita e iniziamo a ridurre il debito gradualmente tornerà la fiducia, lo spread potrà nuovamente scendere. Questo Paese non merita di trascorrere un’altra brutta estate”. Lo dice Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa SanPaolo in un’intervista al Corriere della Sera. “Credo sia bene essere realisti senza sottovalutare un quadro che si fa piu’ complesso. A settembre dovremo affrontare scadenze impegnative. Le clausole di stabilità al 2020 ammontano a 23 miliardi. Iniziamo a prepararci da ora, senza attendere. Si può mettere mano a un piano straordinario per un maggior raccordo tra offerta e domanda di lavoro. Le condizioni per rilanciare l’economia e creare occupazione ci sono.

L’Italia grazie ai suoi fondamentali ha tutto quanto serve per ripartire – ha aggiunto – Spendiamo per interessi circa 60-70 miliardi all’anno. La stessa cifra destinata al sistema scolastico e universitario. Un’assurdità, un elemento patologico. Abbiamo una percentuale di laureati tra le più basse dei Paesi Occidentali. Per questo va ridotto il debito pubblico. Così da liberare risorse da investire nell’educazione e nella ricerca. Per aumentare la nostra competitività”.


(LaPresse)

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