Strage alle moschee, il premier neozelandese: il killer era nel mirino dell’intelligence

La Ardern ha aggiunto: "Mentre il Paese piange, cerchiamo risposte"

Police cordon off the area in front of the Masjid al Noor mosque after a shooting incident in Christchurch on March 15, 2019. - Attacks on two Christchurch mosques left at least 49 dead on March 15, with one gunman -- identified as an Australian extremist -- apparently livestreaming the assault that triggered the lockdown of the New Zealand city. (Photo by Tessa BURROWS / AFP)

WELLINGTON – L’intelligence neozelandese non aveva aperto un’indagine sull’autore della strage e sono scoppiate le polemiche. Servizi segreti e forze di polizia non sono riusciti ad evitare la strage alle moschee di Christchurch, che ha provocato 49 morti (CLICCA QUI).

Il premier Ardern

A svelare un retroscena delle indagini è stato il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern. Il premier ha dichiarato che il killer dell’attacco terroristico a Christchurch non era sotto l’ attenzione dei servizi segreti o della polizia per motivi legati all’estremismo. L’uomo aveva un porto d’armi. La cosa però ha provocato parecchie polemiche nel Paese.

Il premier della Nuova Zelanda ha aggiunto: “Mentre il Paese piange, cerchiamo risposte. Cinque pistole sono state usate dall’uomo principale, due armi semiautomatiche e due pistole. Le armi erano state acquistate nel novembre 2017”.

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