Nuova Zelanda, il dolore del papa per i fratelli musulmani: “Attentato orribile”

Bergoglio sarà di nuovo in terra d'Islam, dove, a Rabat, incontrerà gli imam e i predicatori

Foto LaPresse - Stefano Costantino in foto Papa Francesco

CITTA’ DEL VATICANO – Un attentato orribile. Nelle poche parole di Papa Francesco dopo l’Angelus della domenica, c’è tutto il suo dolore per i “fratelli musulmani” che hanno perso la vita nella strage di Christchurch, in Nuova Zelanda.

Il dolore di papa Francesco

Alla sofferenza per le guerre e i conflitti che non cessano di affliggere tutta l’umanità, afferma, “si è aggiunto quello per le vittime dell’orribile attentato contro due moschee a Christchurch”. “Prego per i morti e i feriti e i loro familiari. Sono vicino ai nostri fratelli musulmani e a tutta quella comunità, rinnovo l’invito ad unirsi con la preghiera e i gesti di pace per contrastare l’odio e la violenza”. Già nel telegramma di sabato, firmato dal segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, Francesco aveva fatto sapere di essere profondamente rattristato per tanta “insensata violenza”.

Lo storico accordo con l’imam di Al-Azhar

Sono davvero fratelli i musulmani per Bergoglio, senza dubbio il pontefice che più degli altri ha teso le mani verso l’Islam. Il 4 febbraio, ad Abu Dhabi, Francesco ha siglato un accordo storico con il grande imam di Al-Azhar, principale centro culturale dell’Islam Sunnita. Con due firme, i leader dei musulmani d’Oriente e d’Occidente e dei cattolici d’Oriente e d’Occidente hanno dichiarato di adottare la “cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

La condanna del fondamentalismo islamico

E hanno condannato pubblicamente l’estremismo e l’uso politico delle religioni, hanno rivendicato il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi, hanno invocato la protezione dei luoghi di culto. E hanno chiesto che il documento venisse studiato in tutte le scuole, le università, gli istituti di educazione e formazione.

La chiamata alle armi degli jihadisti terrorizza l’Occidente

Lo Stato islamico ha promesso vendetta per la mattanza delle moschee. La nuova chiamata alle armi degli jihadisti potrebbe esacerbare i fragili equilibri del dialogo interculturale. Ma il lavoro di Francesco non si ferma. Se, ancora un volta, la voce del Pontefice si è alzata per chiedere che cessino l’odio, la violenza e che tacciano le armi, tra pochi giorni, il 30 e 31 marzo, lo attende un viaggio apostolico in Marocco.

Il papa tornerà a Rabat

Bergoglio sarà di nuovo in terra d’Islam, dove, a Rabat, incontrerà gli imam, i predicatori e le predicatrici musulmani. In giorni in cui la tentazione di assistere allo scontro di civiltà è grande, il segnale della Chiesa guidata dal papa argentino è chiaro. Da un lato i ponti, dall’altro i proiettili: sono i grandi leader religiosi a indicare ai fedeli la strada da seguire e a tentare la via della conversione.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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