Libia, Conte tenta la strada della diplomazia, ma l’Italia è isolata

Il bilancio delle vittime secondo l'Oms sale a 147, 614 feriti e 16mila sfollati

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 24-01-2019 Roma Politica Quirinale - Celebrazione del "Giorno della Memoria" Nella foto Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte Photo Roberto Monaldo / LaPresse 24-01-2019 Rome (Italy) Quirinale palace - "Memory day" In the photo Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte

Il bilancio degli scontri in Libia tra le forrze del governo di Fayez al Sarraj e quelle del generale Khalifa Haftar è preoccupante. Il premier Giuseppe Conte si appresta ad incontrare il vicepremier qatariota Thani e quello libico Maitig.

Il bilancio

L’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, riferisce del lancio di razzi e di mortaio caduti su alcune abitazioni nella zona residenziale di Abu Salim, a sud di Tripoli, che hanno causando il ferimento di alcuni civili. Al momento sono 147 i morti, 614 i feriti e 16mila gli sfollati.

La strada della diplomazia

E’ quella che sta cercando di battere il premier Conte che, nel pomeriggio a Roma, incontrerà il vicepremier del Quatar e quello libico con la speranza di individuare soluzioni. Al momento l’Italia che è dalla parte di Al-Sarraj è isolata: Germania e Francia sono con Haftar. L’Unione europea evita di prendere posizione e il presidente americano Donald Trump che, l’anno scorso, aveva promesso una cabina di regia comune sulla Libia, non è pervenuto.

Questione migranti

Rapporti con la Libia e difesa dei confini nazionali, le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini sono state chiare: “Le nostre acque e i nostri cieli rimarranno chiusi ai trafficanti di esseri umani. Noi lavoriamo per la pace, qualcun altro no. E questo lo dico ai presunti alleati di governo”.

Emergenza alle porte?

Con la crisi libica è prevedibile che i viaggi della speranza nel Mediterraneo, direzione Italia, aumenteranno. Per il vicepremier Luigi Di Maio la chiusura dei porti non può bastare. “Chiudere un porto è una misura occasionale – ha sostenuto – Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l’altro. Le parole hanno un peso”.


In guerra non migranti, ma rifugiati


Lo ricorda il ministro della Difesaa Elisabetta Trenta che invita a non perdere lucidità. “Bisogna lavorare tutti nella stessa direzione – ha detto – Chi parla di possibili attacchi militari in Libia non si rende conto di quello che sta dicendo. Negoziare significa parlare, l’Italia deve continuare a parlare con tutti per fare in modo che si possa arrivare a una soluzione non militare. Quelli che dicono ‘attaccate perché altrimenti arrivano i migranti’ non hanno capito che se si dovesse andare ad un’altra guerra non avremmo migranti, ma rifugiati, e i rifugiati si accolgono”.

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