Mafia, Caselli: “Ha ripreso a sparare, non basta postare le foto degli arresti”

Il magistrato preoccupato dagli ultimi avvenimenti

Il magistrato Giancarlo Caselli (Foto LaPresse - Mourad Balti Touati)

MILANO – “Siamo tornati indietro di 30 anni, la mafia ha ripreso a sparare. Questa dovrebbe essere la prima questione nell’agenda di tutti i partiti, invece si sacrifica tutto sull’altare della sicurezza declinata sui migranti. Non basta fare un post con la foto del signore arrestato nel foggiano, oltretutto commentando queste foto con la richiesta di condanna all’ergastolo perché la pena di morte non c’è e allora ci si deve accontentare. Dobbiamo essere uniti nel combattere la mafia altrimenti perdiamo. Forse la politica non se ne occupa come dovrebbe perché è un tema che non porta voti. Salvini a Corleone? Fa bene ad andarci, ma andarci il 25 aprile è divisivo, poteva scegliere un altro giorno”. Così il magistrato Giancarlo Caselli è intervenuto ai microfoni de ‘L’Italia s’è desta’ condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

In pochi giorni tre delitti gravissimi. A Napoli, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, un raid criminale uccide Luigi Mignano mentre accompagna il nipotino a scuola. Poi a Milano, ‘Enzino’ Anghinelli, in sosta sulla sua auto ferma al semaforo, viene gravemente ferito alla testa da un killer che lo affianca con uno scooter; a Cagnano Varano (Foggia), due carabinieri vengono aggrediti per strada a colpi d’arma da fuoco: uno rimane ferito, l’altro ucciso (il maresciallo Vincenzo Di Gennaro).

“La mafia è una questione nazionale, una questione democratica – ha affermato Caselli -. Quattro regioni italiane con una presenza fortissima iniziata un secolo fa e poi infiltrazioni in tutto il Paese. Sono infiltrazioni, collusione, complicità con pezzi del mondo che dovrebbe essere legale. Quindi una questione nazionale e democratica da non sottovalutare mai. Ci si concentra esclusivamente su un certo tipo di sicurezza, che ha sicuramente la sua importanza, ma non si deve sacrificare tutto sull’altare del problema dei migranti, i poveracci che scappano dalla guerra e dalla fame. La sicurezza ha ben altre declinazioni: il crimine organizzato, la mafia, il salario, il lavoro, perfino la sicurezza alimentare. La sequenza di fatti tra Napoli, Milano e Foggia deve farci riflettere”.

(LaPresse)

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