Rai, addio ai due canali ma non al cinema: offerta su due reti ‘target oriented’

Il cinema non esce dalla programmazione Rai

CRISTIANO LARUFFA / LAPRESSE

ROMA – L’addio a Rai Movie e Rai Premium non contempla la volontà di abbandonare l’offerta di cinema, quanto quella di razionalizzarla per renderla più efficace. Andando a proporre a target mirati un’offerta non più concentrata in maniera indiscriminata su un canale ad hoc. Ma distribuita su più canali per raggiungere un maggiore pubblico. Così fonti Rai commentano le notizie di chiusura dei due canali, di cui si è molto discusso in questi giorni anche sui social. Ciò consentirà, ha spiegato l’azienda in una nota, di avere maggior rispetto del pubblico. Offrendo meno repliche presenti attualmente su Rai Premium e una più ricca e varia programmazione di cinema, serie tv e contenuti originali.

Alla scelta di fondere le reti ‘cinematografiche’ in una diversa c’è anche una motivazione di tipo tecnologico. Il nuovo piano industriale, approvato dal Cda lo scorso 6 marzo, prevede l’istituzione di due nuovi canali previsti dal contratto di servizio, quello istituzionale e quello in lingua inglese. Ma, viene fatto notare, le frequenze di trasmissione a favore di Rai sono immutate. E andranno a ridursi nel futuro quando sarà necessario abbandonare la banda 700 Mhz come indicato dall’Unione Europea. L’unica possibilità di estendere il bouquet Rai sarebbe passata per un peggioramento della qualità offerta da un punto di vista tecnologico.

Il cinema non esce dalla programmazione Rai

E’ per questi motivi che si è scelto di distribuire l’offerta cinematografica. Puntando principalmente su un nuovo canale che nascerà dalla fusione di Rai Premium e Rai Movie) e su Rai 4. Suddivisi in base a una profilazione per target riguardanti generi e fasce di età, come avviene in numerosi paesi. E dunque la nuova rete che nascerà dalla fusione delle due esistenti sarà avrà un’offerta orientata al pubblico femminile e e Rai4 a quello maschile. Una scelta, spiegano da viale Mazzini, che deriva dalla necessità di dare un’identità. Che corrisponda ad una platea di riferimento e non alla natura del prodotto offerto.

Nessuna discriminazione di genere, ma una scelta dettata dalla constatazione che in base a tutte le profilazioni emergenti dalle rilevazioni di ascolto esistenti universalmente nel mondo dei media esiste una differenza di gradimento di prodotti televisivi basata su fasce di età e generi. E dunque “l’immagine di prodotti appartenenti a una discriminazione di genere basata su modelli relativi a decenni passati appartiene ad una narrazione fuori dal tempo, dalla logica, dall’interesse dell’attuale management e completamente priva di ogni fondamento. E, in ogni caso, non appartiene in alcun modo a questo Piano Industriale. Che fotografa, al contrario, esattamente la composizione del pubblico attuale e come i più accurati e affidabili studi del settore prevedono divenga nei prossimi anni”.

In aggiunta, a testimoniare ancora che non c’è una mancata attenzione al cinema e al suo pubblico, viene fatto notare che il contenuto cinematografico sarà determinante nel posizionamento di RaiPlay, considerata centrale nel nuovo assetto. In sintesi, concludono dalla Rai, il Piano garantisce la stessa offerta e un’attenzione confermata al contenuto cinematografico.

(LaPresse)

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