Farmaci, politici e i soldi del clan

L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo sulla società di Giugliano. Il chirurgo del Cardarelli intercettato: Arturo De Meo aveva inserito nella società personaggi legati alla famiglia giuglianese

Politico. Carmine Antropoli ha indossato la fascia tricolore dal 2006 al 2016. Ma soprattutto medico. L’anno scorso il forzista di Sant’Angelo in Formis, candidato alla Camera nel collegio beneventano, è riuscito a ritagliarsi un ruolo di vertice nel Cardarelli: è diventato direttore della Uoc di Chirurgia generale 3. Poi, a febbraio, la sospensione temporanea dal lavoro a causa dell’arresto. Tre mesi fa i carabinieri, su ordine del gip Fabio Provvisier, lo hanno portato in cella per concorso esterno al clan dei Casalesi. E l’indagine che lo tiene cautelarmente in prigione, oltre all’essere medico e amministratore, avrebbe fatto emergere anche un’altra sua peculiarità: l’abilità, scrivono gli investigatori, nel progettare ‘stratagemmi’ per collezionare introiti extra. E la presunta inclinazione affaristica di Carmine Antropoli, come un effetto domino, ha acceso i riflettori del Nucleo investigativo di Caserta sulla New Fa.Dem di Giugliano in Campania.

Mentre i militari indagavano sui presunti rapporti tra politici casertani e clan dei Casalesi, è saltata fuori l’azienda di Napoli Nord che ha prodotto un farmaco brevettato dal chirurgo santangiolese.

L’ombra dei Mallardo

Dall’attività investigativa, infatti, sarebbe emerso l’ avvicendarsi di intrecci, relazioni e coinvolgimenti familiari finalizzati, sostengono i militari dell’Arma, a commettere illeciti prevalentemente finanziari: il tutto, questa la tesi ancora da provare, all’ombra dei Mallardo (le ipotesi di reato riscontrate sono oggetto di un’inchiesta parallela a quella incentrata su Capua)

L’intercettazione con Lucrezia Cicia

A mettere i carabinieri sulle tracce della New Fa.Dem è una conversazione del dicembre 2015 tra Carmine Antropoli e Lucrezia Cicia (estranea all’inchiesta). Il medico, all’epoca sindaco di Capua, durante la telefonata spiega alla compagna l’evoluzione di alcuni eventi riguardanti la società e i loro titolari, Arturo e Pio De Meo.

Il chirurgo dice alla Cicia di aver rivelato a Gaia De Meo, figlia di Pio, ‘che suo padre ricicla denaro per la camorra’ insieme ad un non meglio identificato Cantalamessa.

“Mo fanno nella …(incomprensibile)… che Luigi là tiene le cimici, come gli ho detto io prima, là dentro! Perché non è, non …(incomprensibile)… cioè perché Pio sa le cose, Pio – spiega Antropoli alla donna – sa le cose che, quella come si chiama la? Lucia non gli può dire perché non le sa […] Il problema di Gaia – continua il chirurgo -, no allora il problema di Gaia qual è? Quello è il padre! Lei ha preso una posizione pesante, ha licenziato la sorella e il fratello da la dentro! Eh lei …(incomprensibile)… cioè lei si deve capire la ragazza, perché lei che aveva intuito prima, nostro padre ci sta uccidendo! E oggi quando io gli dico vostro padre ha fatto il riciclaggio, tuo padre ha fatto il riciclaggio con la camorra e coso, non mi dicono più che no! Quando io gli dico, a me Cantalamessa non la conta giusta, Cantalamessa è andato con Pio (De Meo ndr) a cosa e hanno riciclato i soldi di Cantalamessa!”

La conversazione con l’avvocato Boccagna

I presunti legami tra la New Fa.Dem e i Mallardo vengono esplicitati da Antropoli nella sua conversazione datata 15 febbraio 2017 con Raffaele Boccagna, avvocato che si occupava di un contenzioso tra Gaia De Meo e l’azienda. Nel corso della chiacchierata intercettata, Antropoli, annotano i carabinieri, racconta al legale di aver inserito ‘un suo uomo’, Massimo Scuncio, ex segretario comunale di Capua, all’interno dell’azienda con l’obiettivo di monitorare le azioni di Arturo De Meo. Quest’ultimo, in base a quanto riferito da Antropoli, aveva portato nella società i Mallardo. Il medico, inoltre, nel prosieguo della chiamata, invita l’avvocato ad informare della circostanza Gaia. La conversazione registrata, secondo gli investigatori, fa emergere un ruolo di vertice di Antropoli nella New Fa.Dem e l’ipotizzato coinvolgimento della criminalità organizzata nella stessa azienda.

“Gaia – dice Antropoli a Boccagna – ce la tiene con te perché ci hai messo l’omm che controllerà quello che ha fatto. Io in realtà non ho messo l’uomo per controllare Gaia… Arturo De Meo, va bene? Aveva messo i Mallardo lì dentro.. mi senti?”. Cade la linea, ma il capuano ricontatta l’avvocato. “Allora – riprende Boccagna – l’entrata di Scuncio doveva essere un punto di scarico, un parafulmine, ma anche l’uomo ideazione per la risoluzione dei problemi, invece verosimilmente l’entrata di Scuncio ha scoperchiato un poco la pentola, il vaso. E’ uscito fuori tutto!”. “Bravo – conferma Antropoli -, Gaia aveva la saraca a sacca (cose da nascondere ndr.). Se era intelligente collaborava con Scuncio […]”. Il dialogo prosegue su dinamiche societarie, verbali di conciliazione e accordi. “Per fare la transazione – aggiunge Antropoli -, ne ho dovuto mandare i Mallardo. Devo andare a parlare con l’Italfarma, devo chiudere le cose”

La nuova indagine

Il lavoro degli inquirenti sulla New Fa.Dem è ancora alla fase preliminare. Dovrà essere valutato e verificato dai magistrati dell’Antimafia partenopea. Ma una piccola parte dell’attività investigativa sulla società farmaceutica è stato comunque inserita nel filone capuano perché, secondo i militari dell’Arma, gli stralci delle intercettazioni che abbiamo riportato attesterebbero la consapevolezza di Antropoli di trattare con persone vicine a sodalizi criminali. L’ex sindaco, la New Fa.Dem e i suoi titolari, i De Meo, Boccagna e Scuncio sono innocenti fino a prova contraria.

Le dichiarazioni di Antropoli

A legare Carmine Antropoli alla New Fa.Dem è un farmaco, una crema “per patologie ano-rettali”. Il prodotto, si legge in un articolo che promuove la società di Giugliano, è nato dopo “una lunga sperimentazione dovuta all’intuizione” proprio di Antropoli. Ma a tirare in ballo l’azienda è lo stesso chirurgo durante l’interrogatorio che ha reso in carcere ai pm Maurizio Giordano e Alessandro D’Alessio della Dda di Napoli. Era il 18 febbraio scorso. Il medico era in carcere già da due settimane.

I magistrati gli chiedono se conoscesse o meno Emanuele Carandente e Gerardo D’Algerio. Nel rispondere, il santangiolese accosta i due personaggi all’azienda farmaceutica. “Sono i commercialista della New Fa.Dem, società che nel 2015 mi produsse un farmaco che brevettai ed è stato commercializzato. La società – spiegò Antropoli – era di due fratelli, Arturo e Pio De Meo, i cui rapporti erano molto conflittuali. Scoprii che ero stato truffato da Pio che, avvalendosi di false fatturazioni, mi aveva corrisposto circa 174mila euro in meno a titolo di Royalties legate alla produzione del farmaco. Ne nacque una discussione anche con i commercialisti i quali negarono la loro complicità in quella che era una vera e propria truffa ai mie danni. Il rapporto con i due commercialisti – aggiunse il chirurgo – era quindi legato esclusivamente al loro ruolo nella società e lo colloco tra il 2013-14 sino al 2015. Nel momento in cui fu scoperta la vicenda io non ebbi più con loro alcun tipo di rapporto”.

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