In Abruzzo mancano strutture per autistici, ma l’Asl non autorizza cure fuori regione per motivi economici

E’ la triste vicenda di un ragazzo 13enne affetto da autismo, il cui padre 77enne cardiopatico, che ha parso la moglie a luglio per un cancro, non è più in grado di fornirgli la dovuta assistenza. Ma l’Asl fa ostracismo e rifiuta il nulla osta per il trasferimento del paziente fuori regione in una struttura residenziale

In Abruzzo non ci sono strutture per autistici e l’Asl non dà l’autorizzazione per cure fuori regione a un 13enne affetto dalla patologia. Attualmente il ragazzo vive solo con il padre cardiopatico, mentre la madre è deceduta lo scorso mese di luglio per un cancro. Purtroppo l’Abruzzo non possiede strutture residenziali per persone affette da autismo e l’unica soluzione è quella di trasferire il paziente altrove.

La struttura disposta ad accoglierlo

Si tratta della struttura residenziale di Rimini ‘Una Luce sul mare’ con l’autorizzazione del rapporto 1a1, assistenza dedicata e specializzata dovuta all’autismo in età preadolescenziale. Ma l’Asl non concede l’autorizzazione al trasferimento.

L’associazione: avviare i servizi residenziali

A raccontare la storia è l’associazione ‘Autismo Abruzzo Onlus’. L’Asl di Teramo non concede l’autorizzazione ad accedere a un adeguato servizio residenziale fuori regione, nello specifico a Rimini, nonostante il padre non sia più in grado di provvedere ad un’adeguata assistenza. “Da anni raccontiamo di persone destinate presso strutture residenziali fuori regione – spiega Dario Verzulli, presidente dell’associazione – alimentando così la mobilità passiva che esporta risorse e persone fuori regione. I servizi residenziali in Abruzzo sono da avviare con estrema urgenza. Forse con risparmio di risorse e generando lavoro sul territorio. Invece, sempre più spesso, ai diritti sanciti da Costituzione e leggi vigenti si antepone una mera valutazione economica, una valutazione fredda che non tiene conto della sofferenza delle famiglie”.

Il risparmio ad ogni costo

“L’Asl di Teramo – aggiunge Verzulli – non ritiene opportuno tale servizio insistendo per un inserimento più economico. Nel frattempo padre e figlio soffrono, appesi a una fredda decisione presa sulla base di numeri e bilancio, senza valutare i diritti delle persone”. Tra l’altro il ragazzo deve essere accompagnato ogni giorno a Teramo per sottoporsi a terapie riabilitative in un centro diurno dalle 15 alle 18.

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