Hong Kong, la Cina contro Taiwan: asilo ai dimostranti? Smetta d’interferire

I legami con Pechino sono diventati più tesi da quando Tsai è salita al potere nel 2016

Anti-government protesters attend a rally in the Hung Hom district of Hong Kong on August 17, 2019, in the latest opposition to a planned extradition law that has since morphed into a wider call for democratic rights in the semi-autonomous city. (Photo by ISAAC LAWRENCE / AFP)

PECHINO – La Cina critica Taiwan per aver offerto asilo alle persone di Hong Kong che rischiano di essere processate per aver preso parte alle proteste pro-democrazia. Affermando che i leader dell’isola devono “smettere di interferire” negli affari del territorio. La presidente taiwanese, Tsai Ing-wen, il mese scorso si era detta favorevole ad accogliere alcuni dimostranti di Hong Kong.

La Cina contro Taiwan

Un portavoce dell’ufficio Affari taiwanesi del governo cinese, Ma Xiaoguang, ha intimato al Partito progressista democratico di Taiwan di “smettere di minare lo stato di diritto nella regione ad amministrazione speciale, smettere di interferire negli affari di Hong Kong, smettere di assecondare i criminali in qualsiasi modo”. Le autorità taiwanesi, ha aggiunto, “ignorano i fatti e scambiano il nero con il bianco, non solo mascherando i reati di un piccolo numero di militanti di Hong Kong. Ma anche alimentando la loro arroganza per la distruzione di Hong Kong”.

Asilo ai dimostranti

“L’aperta dichiarazione di fornire asilo” ai dimostranti, “rendendo Taiwan un rifugio di criminali, dove mette la sicurezza e il benessere del popolo taiwanese?”, ha domandato. Pechino considera Taiwan come parte della Cina in attesa di riunificazione, mentre l’isola è una democrazia autogovernata. Taipei non riconosce il concetto legale di asilo, ma in varie occasioni ha concesso ai dissidenti di restare con visti di lungo periodo. I legami con Pechino sono diventati più tesi da quando Tsai è salita al potere nel 2016. Perché il suo partito rifiuta di riconoscere l’idea che Taiwan sia parte di “una sola Cina”.

(LaPresse/AFP)

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