Categorie: Politica

Pd e M5S trattano su Conte. Zingaretti: “No rimpastone, faremo di tutto per trovare una soluzione possibile”

ROMA – Sale la tensione nella trattativa tra Pd e M5S. Il nodo rimane sempre il nome del premier. Di Maio chiama Zingaretti e ribadisce la sua unica carta sul tavolo: a palazzo Chigi deve restare Giuseppe Conte. “Nessun confronto è possibile davanti ai veti – fanno filtrare i pentastellati – Se non si sciolgono diventa tutto molto difficile”, avvertono accusando gli interlocutori di fare del niet al presidente del Consiglio dimissionario “una scusa per tornare al voto”.

Per i pentastellati è indigeribile l’offerta del Nazareno di concedere la premiership a Roberto Fico. Ed è lo stesso presidente della Camera a chiamarsi fuori: vuole portare a compimento il suo ruolo istituzionale, fa filtrare. Zingaretti ascolta le parole di Di Maio, ma ribadisce il suo no, mentre il pressing dei renziani per cedere si fa sempre più insistente. Lo fa anche di fronte alla stampa, convocando i giornalisti al Nazareno. “L’Italia non capirebbe un rimpastone del Governo che è caduto. La discontinuità deve essere garantita anche da un cambio di persone”. Il segretario tiene il punto ma si dice “convinto”, dopo averlo ribadito anche al capo politico M5S, “che si possa trovare una soluzione”. Anzi. “Noi faremo di tutto per trovare una soluzione possibile, che ancora non si è determinata”, aggiunge.

La replica del M5S è secca e arriva nel giro di qualche minuto

“La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. È assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno”, recita perentoria una nota.

Ad Andrea Orlando viene affidata la replica Pd

“Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 stelle parlano solo di poltrone”, taglia corto. Schermate a parte, però, la trattativa è serrata. Il via libera di Conte a palazzo Chigi avrebbe come contropartita un repulisti della squadra di Governo pentastellata. Al Pd, per controbilanciare la mancata ‘discontinuità’ della premiership, andrebbero ministeri di peso, dall’Interno alla Difesa, dall’Economia al Mise, passando per gli Esteri. Di Più.

Zingaretti prova un ‘all in’: “Se c’è Conte, esce Di Maio”, dice ai suoi. Così, viene spiegato, ci sarebbe una discontinuità chiara da poter mostrare al Paese.

La proposta viene considerata irricevibile dal M5S, ma la trattativa continua

Il nome di Conte, quindi, rimane in campo. E già si rincorrono ipotesi sui possibili fututi ministri: Minniti o Gabrielli agli Interni, Guerini che potrebbe andare alla Difesa e poi, per i dem, Orlando, Franceschini, De Micheli. Mentre sul fronte pentastellato i rumors parlano di Patuanelli, D’Uva, Bonafede. Quella di lunedì, sono certi da entrambi gli schieramenti, sarà la giornata clou. E i più ottimisti non escludono che già nella tarda mattinata si arrivi a un via libera. (LaPresse)

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Paola Grassani

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