Mattarella mette Roma al centro della Ue: rivedere il patto di stabilità

Foto Roberto Monaldo / LaPresse in foto Sergio Mattarella

CERNOBBIO (COMO) – Un incoraggiamento al nuovo esecutivo, il cui europeismo è stato salutato da più parti come un punto di forza. Ma anche un segnale rivolto a Bruxelles, a sottolineare la volontà dell’Italia di non giocare di rincorsa, facendo valere la propria agenda.

Nella seconda giornata del Forum The European House – Ambrosetti, a prendersi la scena è stato Sergio Mattarella, che nel messaggio inviato ai partecipanti dell’evento ha da una parte ricordato come l’Italia sia chiamata a svolgere “un ruolo di primo piano” nell’Unione europea, sottolineando dall’altra la necessità di una revisione delle regole del patto di stabilità, l’accordo stretto tra i Paesi membri nel 1997 che – tra le altre cose – vincola al rispetto del rapporto del 3% tra deficit e Pil.

Un richiamo di peso quello del presidente della Repubblica, soprattutto se si tiene conto di quello che l’economista Carlo Cottarelli, avvicinato poco prima dell’inizio dei lavori dai cronisti, rilevava guardando in prospettiva all’azione del governo appena nato. “Se leggo il programma di governo – la sua annotazione – l’intenzione è quella di fare più deficit”. Non che la questione riguardi solo la situazione italiana, in verità.

Parlando in conferenza stampa Alessandro Profumo – ospite anche lui del Forum – ha osservato come anche in Germania si stia ricominciando a discutere di consumi e investimenti interni. “Il richiamo che è stato fatto questa mattina dal presidente della Repubblica sulla revisione del patto di stabilità penso sia in quest’ottica”, ha affermato l’amministratore delegato di Leonardo, per cui “con la nuova Commissione si avvieranno certamente riflessioni su questo fonte”.

Se l’Italia vuole l’Europa, va detto che l’interesse è reciproco: le indicazioni in questo senso sono state chiare. “Abbiamo bisogno dell’Italia e abbiamo bisogno degli italiani”, ha scandito il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, invitando Roma a unirsi all’asse che Parigi e Berlino – scottate dall’affare Siemens – hanno creato per chiedere una riforma delle regole sulla concorrenza. Un argomento che potrebbe essere affrontato già la prossima settimana a Helsinki, quando lo stesso Le Maire incontrerà per la prima volta l’omologo Roberto Gualtieri.

“Ci sono molti argomenti sui quali penso che condividiamo le stesse visioni e gli stessi interessi”, ha chiosato il ministro transalpino parlando delle due nazioni. Un altro club al quale Roma è invitata è quindi quello delle nazioni sud europeo. Parola dell’ex premier greco, Alexis Tsipras, convinto che “non possiamo costruire un’Europa progressista senza un’Italia progressista ed europeista”. Per il politico ellenico, bisognerebbe in questo senso “creare un fronte comune ed essere più efficiente per le nostre comuni richieste, per i nostri comuni obiettivi di uguaglianza in Unione Europea”.

Le prospettive sembrano andare nella direzione auspicata anche da Romano Prodi

“Se ci mettiamo insieme agli europei in qualche modo ce la caviamo ma sa soli non ce la facciamo più”, il monito lanciato a margine del Forum dal professore, secondo cui “per il bene e il male l’Europa è nostro destino, l’Europa è il nostro futuro”. (LaPresse)

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