Agli italiani piace tatuarsi: ben 7 milioni di persone con disegni sul corpo

E' il 12,8% degli abitanti. E' quanto emerge da uno studio dell'Istituto superiore di sanità (Iss). E rispetto ai 'machi' sono le donne che preferiscono farsi disegnare il corpo

Foto Claudio Furlan LaPresse

Gli italiani tatuati sono 7 milioni. E’  quanto emerge da uno studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che ha dedicato ai tattoo una sezione del suo sito Epicentro. E rispetto ai ‘machi’ sono le donne che preferiscono farsi disegnare il corpo. Dati alla mano risultano essere il 12,8% degli abitanti.

Lo studio

E’ stato realizzato su 7608 persone dai 12 anni in su, da cui si evince che se si considerano anche gli ex-tatuati, si arriva al 13,2% degli italiani. E se in Italia sono 7 milioni i tatuati, in Europa raggiungono la cifra di oltre 60 milioni. Ma perché si decide di tatuarsi? “Una decisione, quella di dipingersi il corpo – spiegano dalla ricerca – presa il più delle volte per motivi estetici, ma che per una piccola fetta di popolazione è indotta da finalità mediche”.

I dati

I tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8%) che preferiscono farsi tatuare su schiena, piedi e caviglie e l’11,7% gli uomini che preferiscono braccia, spalle e gambe. “Il primo tatuaggio si fa generalmente a 25 anni, anche se la fascia d’età più rappresentativa è quella tra i 35 e i 44 anni (23,9%), con una prevalenza quasi doppia rispetto alla popolazione generale”.

Anche i minorenni

Tra i tatuati si sono anche quelli al di sotto del 18 anni, che comprendono la fascia dei 12-17 anni con tatuaggi (7,7%).

Finalità mediche ed estetiche

Sono lo 0,5%. Si fanno tatuare sul capezzolo o utilizzano il tatuaggio endoscopico (per marcare le lesioni nel colon che vanno controllate). Il 3% lo fa per finalità estetiche (il cosiddetto trucco permanente), mentre il  76,1% dei tatuati si rivolge a un centro specializzato, il 9,1% a un centro estetico e il 13,4% lo fa al di fuori dei centri autorizzati. Poco più della metà (58,2%) è informato sui rischi e solo il 41,7% sulle controindicazioni.

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