Bloccata una lettera destinata al boss Michele Zagaria

La decisione dei giudici di secondo grado: incertezza sull'identità del mittente

Caserta - 7 dicembre 2011- arrestato il super latitante Michele Zagaria boss del casalesi.

CASAPESENNA – Bloccata una lettera in carcere destinata a Michele Zagaria. A disporre il ‘trattenimento della missiva’ è stata la Corte di Assise di Napoli. Apparentemente lo scritto proveniva da un suo avvocato, ma, hanno spiegato i giudici, è stato impossibile individuare con certezza il mittente. Contro la decisione della Corte partenopea, presa nel novembre del 2018, il boss Capastorta aveva presentato ricorso in Cassazione, denunciando attraverso il proprio difensore la violazione di legge e vizio della motivazione della scelta dei togati napoletani. Nell’istanza aveva sostenuto che l’avvocato “sarebbe libero di scrivere al proprio assistito in maniera ‘non riservata’, accettando il tal modo che la missiva venga assoggettata, se del caso, a preventivo controllo”. Un eventuale mancato inoltro della lettera “dovrebbe legarsi a valutazioni contenutistiche, passibili di sindacato giurisdizionale, originate dall’eseguito controllo”.

In soldoni, ha affermato la difesa, la missiva poteva essere fermata se ciò che riportava fosse stato ritenuto, dai controllori, non lecito o quantomeno inopportuno da comuni are al detenuto ristretto al 41 bis.

Il reclamo esposto dalla difesa, ha scritto la Suprema Corte, è privo di motivi specifici, dichiarandolo inammissibile.

La Cassazione, a settembre, ha ratificato il sequestro della missiva e condannato Zagaria al pagamento delle spese processuali e al versamento di una multa da 3mila euro in favore della cassa delle ammende. Le motivazioni del verdetto sono state rese note due giorni fa.

Il boss di Casapesenna è stato arrestato dopo aver trascorso 16 anni da latitante. Dal dicembre del 2011 si trova al carcere duro. Tutta la sua corrispondenza viene controllata. Da diversi mesi Capastorta ha deciso di adottare una strategia ‘comunicativa’ totalmente diversa rispetto agli altri capoclan ergastolani (non pentiti). Francesco Sandokan Schiavone non fiata. Dice poco, il minimo ed indispensabile, anche Francesco Bidognetti. Il padrino di Casapesenna, invece, ad ogni occasione utile ‘parla’, lancia messaggi. Lo fa nel corso dei processi a suo carico ancora in corso: in video-collegamento prima dal carcere di Opera, poi di L’Aquila ed ora da Tolmezzo, chiede puntualmente ai giudici di voler rendere dichiarazioni spontanee. Ed ottenuto il permesso, nel corso del proprio monologo, caratterizzato da frasi concitate e sbracciate (qualche settimana fa ha perfino pianto), affronta sistematicamente tre temi: i procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia, il suo stato detentivo (è ristretto nell’area riservata) e le presunte pressioni che avrebbe ricevuto per convincerlo a collaborare con la giustizia. Proprio per i suoi interventi nei processi e per alcuni colloqui in prigione avuti con sorelle, nipoti e cognate è stato accusato nuovamente per associazione mafiosa: il pm Maurizio Giordano, analizzando le parole intercettate del capoclan, ha ritenuto che nonostante il 41 bis continui a guidare la cosca dalla cella. Con questa accusa lo ha trascinato a processo dinanzi al tribunale di Napoli Nord.

https://cronachedi.it/2019/09/17/camorra-e-colletti-bianchi-le-prime-dichiarazioni-del-nuovo-pentito-zagaria/https://cronachedi.it/2019/02/02/rifiuti-la-scalata-del-clan-per-arrivare-a-fini/

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