Il clan Schiavone in crisi: la moglie di Sandokan parla con la Dda

CRO CASERTA, QUESTURA, OPERAZIONE POLIZIA ARRESTI ARRESTI CASALESI. ARRESTATA ANCHE LA MOGLIE DEL BOSS SCHIAVONE, IN FOTO (NEWFOTOSUD RENATO ESPOSITO)

CASAL DI PRINCIPE – Il clan dei Casalesi e gli appalti delle Ferrovie dello Stato: a collegare i due mondi sono stati Nicola Schiavone e Giuseppina Nappa. Figlio e moglie del capoclan Francesco Sandokan Schiavone hanno raccontato alla Dda i presunti affari della cosca nel settore dei ‘binari’ attraverso due imprenditori di Casal di Principe, ma da anni residenti a Napoli: si tratta di Vincenzo, 55enne, e Nicola Schiavone, 65enne. Sono indagati per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti e corruzione. Secondo la procura distrettuale avrebbero gestito “un cartello di imprese” impegnate a costruire e ad occuparsi della manutenzione delle reti ferroviarie.
L’inchiesta che ha coinvolto gli Schiavone avrebbe fatto emergere anche una trama “corruttiva, coinvolgente funzionari di Rete Ferroviaria Italiana, volta a turbare l’andamento di appalti e affidamenti di lavori in favore di imprese riconducibili alla criminalità organizzata”.

L’indagine, realizzata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, guidati dal tenente colonnello Nicola Mirante, e coordinata dai pm Antonello Ardituro, Graziella Arlomede e dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio, lo scorso 3 aprile innescò una serie di perquisizioni a Napoli e a Roma, nella sede di Rfi (partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato) e negli uffici di alcuni dirigenti della stessa società. Durante i controlli, i militari dell’Arma sequestrarono documenti, supporti informatici e cellulari di Nicola e Vincenzo Schiavone. Contro quel provvedimento, l’avvocato Giovanni Esposito Fariello, difensore dei business-man, aveva presentato ricorso in Cassazione, lamentando la violazione di norme processuali e ravvisando elementi indiziari non sufficienti (nelle carte d’inchiesta finora rivelate) a contestare i reati nei confronti dei suoi assistiti e ritenendo inattendibili le dichiarazioni del pentito Nicola Schiavone e della madre.

Il ricorso della difesa è stato ritenuto in parte inammissibile e su alcuni punti infondato. La quinta sezione della Suprema Corte (lo scorso settembre) ha ratificato quanto aveva già deciso il Riesame confermando il sequestro del materiale (carte e telefonini) e considerando ‘fondata’ la misura. Le motivazioni sono state rese note dagli Ermellini mercoledì. L’indagine, ancora in fase preliminare, ha coinvolto anche dirigenti di Rfi: tra loro c’è Massimo Iorani, capo della Direzione acquisti. Secondo gli inquirenti era molto vicino all’imprenditore Nicola Schiavone che lo avrebbe aiutato nella carriera e in alcune circostanze ospitato in alberghi della costa campana. Nel registro degli inquisiti compaiono pure Paolo Grassi e Giuseppe Russo, dirigente dle Dipartimento Trasporti a Napoli. Il 65enne, già assessore alle Finanze della giunta di Casal di Principe guidata dal sindaco Francesco Schiavone (omonimo del boss), sarebbe stato molto legato al capoclan Sandokan: in alcune conversazioni intercettata, hanno ricostruito gli inquirenti, diceva di essersi fatto strada nel mondo dell’impresa anche grazie all’aiuto del boss. Nel 1979, inoltre, fece da padrino di battesimo al primogenito del capoclan, Nicola, da luglio del 2018 collaboratore di giustizia.

Dalla sentenza della Cassazione è emerso che da alcuni mesi anche la madre, Giuseppina Nappa, sta rivelando ai magistrati alcune informazioni del clan in suo possesso, raccolte durante i tanti anni di ‘fedeltà’ al marito. La donna non è una collaboratrice di giustizia, ma ha aderito al programma di protezione assegnato al figlio e potrebbe continuare a supportare le inchieste dell’Antimafia.

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