Veleni pretestuosi sul caso Azzolina

Foto LaPresse - Andrea Panegrossi

Lucia Azzolina, il nuovo Ministro dell’Istruzione, ha avuto il merito nelle primissime ore di mandato di ravvivare quella mai sopita discussione sulla preparazione della classe dirigente italiana. Nel modo all’italiano più consono, probabilmente quello più facilmente comprensibile: la laurea.

I fatti: Azzolina, 37 anni, ex sindacalista Anief oggi in quota Movimento 5 Stelle, è già da un po’ che frequenta Roma e le stanze del Ministero in via Trastevere. Regolarmente eletta – con qualche travaglio di troppo, ma regolarmente eletta – è stata esponente della Commissione Istruzione e Sottosegretario nella breve esperienza Fioramonti. Adesso condivide le deleghe del Ministro uscente con il rettore della Federico II Gaetano Manfredi.
La Azzolina, di fatto, era già protagonista della vita politica e istituzionale italiana. La nomina a Ministro però la mette al centro dell’attenzione e nel fuoco incrociato dell’opposizione partitica ed editoriale. Ancor prima del giuramento, è stata Repubblica a tirar fuori dal cilindro il Presidente della Commissione che ha esaminato la candidatura della Azzolina a dirigente scolastico (sì, la Azzolina ha partecipato al concorsone e sì, forse un dubbio sulla questione di opportunità era lecito lo scorso giugno). Secondo Arcangeli, questo il suo nome, è imbarazzante che la Azzolina abbia preso 0 in Informatica all’esame orale, insieme a un 5 in inglese.

L’attenzione riservata al neo-ministro però non è ancora sufficiente. Ed è così che ancora Arcangeli, ancora su Repubblica, due giorni dopo l’insediamento ci informa che la Azzolina avrebbe copiato parti importanti della sua tesi di fine tirocinio Ssis (Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario) da altri testi scientifici senza citarne espressamente la fonte. In una parola, plagio.

L’accusa ha dato il là a Matteo Salvini per lanciare il suo attacco con richiesta di dimissioni inclusa. “Non mi sorprende – la replica – che Salvini non sappia distinguere una tesi di laurea da una tesi di fine tirocinio”.

Così, la Azzolina rientra nel novero di personalità messe sulla graticola per il percorso di studi, ma solo a risultato già acquisito. Una moda non certo nostrana, ma che vista da fuori raccapriccia parecchio.

Lucia Azzolina è ultima di una lunga lista di persone che già l’italiano aveva votato per rappresentarlo, che già aveva un enorme potere decisionale nelle nostre vite, ma di cui ci si sorprende solo post-nomina. Senza scavare troppo oltre, basti pensare al processo sommario imbastito dal Popolo del Web (e giornali) per il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova e la sua terza media che non le ha precluso la possibilità di costruirsi una brillante carriera. O, restando al Miur, la renziana Valeria Fedeli capace di allineare Giornale e Fatto Quotidiano per quella dicitura sul curriculum “Diploma di laurea in Scienze Sociali” che quando venne conseguito era diploma e basta (il percorso triennale universitario all’epoca non esisteva ancora).

Tanta indignazione cosa nasconde? Veleno popolare e polemiche pretestuose: le competenze che il percorso di studi dovrebbe certificare non sono ad ora requisiti ritenuti necessari dal nostro ordinamento per essere nominati ministri, sottosegretari ma neanche assessori di municipalità. Gli eventuali falsi in curriculum, o libere interpretazioni dello stesso, non hanno del resto impedito alla Azzolina di turno di fare il proprio percorso politico. E la Azzolina che può essere Sottosegretario diventa automaticamente insufficiente come Ministro perché nella sua tesi di abilitazione non ha citato le fonti?

Ancora una volta, quando il saggio indica la luna (come la scegliamo la classe dirigente?), lo stolto guarda alla laurea.

Enrico Parolisi
Esperto in comunicazione digitale

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