Migranti, Msf: “L’inferno dei braccianti nel Metaponto, 1 su 2 escluso da cure”

I migranti impiegati come braccianti nel Metapontino vivono in casolari fatiscenti e baraccopoli, con serie difficoltà di accesso alle cure

Foto Stefano Cavicchi/LaPresse

MILANO – Sono circa 2.000 i braccianti migranti in Basilicata, le cui ‘vite a giornata’ scorrono sul territorio di sgombero in sgombero, di ingaggio in ingaggio, in cerca di una sistemazione umana e dignitosa. Come riporta Msf. Di notte vivono in baraccopoli, aree industriali dismesse e casolari fatiscenti. Senza acqua potabile e in pessime condizioni igienico-sanitarie, di giorno lavorano duramente nei campi nella raccolta di frutta e ortaggi. In uno stato di esclusione che spesso riguarda anche la possibilità di ricevere cure mediche. È la fotografia scattata dal rapporto di MSF che tra luglio e novembre 2019 ha offerto cure mediche e orientamento socio-sanitario in 7 insediamenti informali. Tra cui l’ex-Felandina. A dicembre 2019 MSF ha passato il testimone all’associazione locale LOE-UISP, della quale fanno parte anche medici volontari. A cui sono stati donati il camper dell’unità mobile, le attrezzature mediche e le scorte di farmaci.

L’intervento di Msf, in collaborazione con le Aziende Sanitarie Locali, è stato realizzato mediante una clinica mobile che in 5 mesi ha effettuato 910 visite mediche. Identificando in 785 casi condizioni mediche legate in particolare alle difficili condizioni di lavoro e di vita. In 1 paziente su 3 sono state riscontrate infiammazioni muscoloscheletriche, mentre 1 su 4 ha manifestato disturbi riconducibili alla situazione insalubre negli insediamenti informali. Come problemi gastrointestinali e respiratori, dermatiti e reazioni allergiche. Sono stati inoltre registrati 51 casi di malattie croniche come diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari. Respiratorie e nefrologiche per la maggior parte indentificate per la prima volta durante le visite con MSF.

Migranti con difficoltà ad accedere alle cure mediche

In questo quadro, più di 1 paziente su 2 ha manifestato problemi di accesso al sistema sanitario. Sebbene oltre il 30% abbia dichiarato di essere in Italia da più di 8 anni. Sul totale delle persone assistite, ricorda Medici senza frontiere, solo il 43% era in possesso di una tessera sanitaria in corso di validità. Mentre il 27% aveva una tessera sanitaria scaduta e, nonostante avesse un permesso di soggiorno in corso di validità, non era in grado di rinnovarla. Per barriere amministrative legate all’impossibilità di eleggere una residenza. Il 28% ha dichiarato di non aver mai avuto una tessera sanitaria né un codice STP, solo il 2% era in possesso di un codice STP.

“La persona che ero una volta non esiste più. Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio che in molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell’Europa” dichiara A., Niger, 30 anni. “Un paziente di 29 anni, con una grave impotenza funzionale ai polsi dovuta verosimilmente a calcificazioni ossee e aggravata dal lavoro nei campi, non ha potuto ricorrere a una visita specialistica perché la sua tessera sanitaria era scaduta e non poteva recarsi nella precedente località di residenza per rinnovarla – spiega il dottor Gianluca Granà, medico di MSF – Nonostante fosse in possesso di un regolare permesso di soggiorno, un ostacolo di tipo prettamente burocratico ha impedito il pieno accesso alle cure per questo paziente”.

(LaPresse)

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