Rumors su ‘governissimo’ a guida Draghi: la bocciatura è bipartisan

Foto Valerio Portelli / LaPresse Nella foto: esterni di Palazzo Chigi durante il consiglio dei Ministri

ROMA – Quando le cose non vanno per il verso giusto, il nome di Mario Draghi è sempre il primo a saltare fuori. Nella sua vita precedente, da numero uno della Bce, era invocato perché attivasse il ‘bazooka’ del quantitative easing. Oggi che non ha più incarichi pubblici, invece, come ‘salvatore della patria’ a capo di un governissimo di emergenza nazionale. Si tratta di rumors politici, ascrivibili alla categoria di pensiero del chiacchiericcio di palazzo, anche ora che le sedi della democrazia italiana funzionano a scartamento ridotto per effetto del coronavirus.

Il più attivo nel chiedere l’intervento dell’ex governatore di Bankitalia nella tolda di comando di Palazzo Chigi è Massimo Cacciari, il filosofo prestato alla politica, con alle spalle tre mandati da sindaco di Venezia, uno da deputato e uno da parlamentare europeo. “Di fronte allo scenario catastrofico che si aprirà, sarebbe logico un governo con una grande coalizione” e “l’uomo più adatto per condurre una manovra così radicale con il massimo appoggio possibile dei Paesi europei, sarebbe senza dubbio Draghi”. Ma “non avverrà”, dice consapevolmente.

L’idea di cambiare Giuseppe Conte, i suoi ministri e la sua maggioranza nel bel mezzo di una pandemia mondiale, che lascia sul campo migliaia di morti ogni giorno, è lontana dalla realtà dei fatti. Anche se non dispiacerebbe a personaggi noti come Mario Monti, che giudica l’economista italiano “un nome molto eccellente” per “dirigere uno sforzo comune” come quello che sta sostenendo il nostro Paese.

A certificare l’impossibilità del ‘governo istituzionale’ è il partito di maggioranza relativa. Perché la squadra attuale gode della “piena fiducia” del Movimento 5 Stelle, al pari del presidente del Consiglio. Il ‘no grazie’, peraltro, arriva anche dalle opposizioni. In particolare da Forza Italia, che pure di Draghi è stato grande sostenitore in un passato recente. “Vogliamo che nasca una cabina di regia con le forze di maggioranza e opposizione per studiare insieme come difendere gli interessi degli italiani”, dice il vice presidente azzurro, Antonio Tajani, specificando che “questo non ha nulla a che fare con governissimi”. L’ex presidente della Bce, dunque, resta ancora un nome illustre nel ‘Pantheon’ istituzionali delle cosiddette ‘risorse di Stato’, come dice anche il democristianissimo Gianfranco Rotondi. Almeno per ora. (LaPresse)

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