Coronavirus, allarme Istat sui morti in Lombardia. Boccia: “Stop a polemiche”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse in foto il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia

MILANO – La Lombardia alle prese con il coronavirus deve fare i conti con una mattanza. In 33 Comuni di piccole dimensioni a livello regionale i decessi nel mese di marzo sono aumentati di oltre dieci volte rispetto alla media dello stesso periodo 2015-2019, avverte l’Istat in un rapporto legato all’emergenza sanitaria. Il Covid-19 ha martoriato, in particolare, due province. Quella di Bergamo, dove si è passati “da una media di 115 casi nel 2015-2019 a 597 nel 2020”. E poi Brescia, dove i morti del solo capoluogo “nelle prime quattro settimane di marzo sono più che raddoppiati: da 171 nel 2015-2019 a 460 nel 2020”.

Eppure, i dati del bollettino giornaliero continuano a far intravedere la luce in fondo al tunnel, anche se sono stati superati i 10mila morti (10.022) e gli effetti dell’ondata si vedono ancora. E non sono meno prorompenti quelli della bagarre politica. Anche se il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, sbarcato a Milano Linate con un drappello di medici mandati dalla Protezione civile alle Regioni del Nord, e in compagnia del capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, da Palazzo Marino, chiarisce: “Come ho sottolineato al presidente Attilio Fontana, la Lombardia era ed è la massima priorità del Paese”. E ancora: “Il governo c’è h24 e abbiamo ribadito un concetto chiaro: stop a polemiche e lavoriamo tutti insieme. Tutto il lavoro che la Protezione civile sta facendo continuerà a farlo”.

Per la fase 2 l’idea del Governo è di creare una cabina di regia, a cui prenderà parte anche Fontana. “La gestiremo tutti insieme”, mette acqua sul fuoco il ministro. Che, ospite di Giuseppe Sala, nel pomeriggio ha incontrato i sindaci di Anci Lombardia per fare il punto.

Ma non si può prescindere, come sempre, dai dati di giornata. “I numeri anche oggi stanno migliorando”, anticipa il governatore nel primo pomeriggio. “Il trend che abbiamo iniziato a prendere si conferma, anche i numeri dei ricoverati sono contenuti”, aggiunge l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, nella consueta diretta Facebook.

I morti sono 300 in più rispetto a ieri e aumentano i positivi in Lombardia (+1.388 in 24 ore e 54.802 in totale) a fronte, comunque, di un incremento dei tamponi, 9.396 in più in un giorno. Ancora negativo il saldo della terapia intensiva, con 21 pazienti in meno da gestire in tutta la Lombardia, per un totale di 1.236. Per quanto riguarda i ricoverati, poi, il dato sale a 11.796, 77 in più rispetto a ieri. E crescono anche i dimessi, con un incremento di 1.032 in 24 ore, 31.748 nel complesso.

Intanto, non si placa la polemica. Anzi, si infiamma attorno alla spesa della Regione per l’acquisto di mascherine e altro materiale utile per contrastare il coronavirus. “Noi – è la linea di Borrelli – abbiamo messo in piedi un modello di gestione dell’emergenza nominando soggetti attuatori i presidenti della Regione. Siamo arrivati intorno ai 50 milioni di euro di autorizzazione che abbiamo dato finora alla Lombardia. A noi risulta che la Lombardia abbia speso 208 milioni per i Dpi, e abbiamo chiesto la rendicontazione. Non l’abbiamo, appena l’avremo provvederemo a dare i fondi alla Regione”. “Confermiamo che la spesa sostenuta finora da Regione Lombardia è di oltre 400 milioni di euro”, le sue parole. Palazzo Lombardia sottolinea, ancora, che “la somma citata dal dottor Borrelli era l’ultima in possesso della Protezione civile a fine marzo e che oggi la spesa ha raggiunto gli oltre 400 milioni di euro”. E non solo. Gallera, quando parla del reclutamento di 2.434 operatori sanitari, rimarca che “il ministero della Salute è stato il più vicino alla Regione Lombardia”. D’altronde, le ruggini delle scorse settimane non possono sparire in fretta. (LaPresse)

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