Cinema, la ricerca di una formula per riaprire i botteghini

La Fase 2 per sale e distribuzione è una grande incognita. Gli addetti ai lavori: crisi drammatica ma meglio aspettare e ripartire con un pubblico

Foto Lapresse/Gandossi Davide x Tiziano Manzoni

Cinema, secondo tempo, ovvero la Fase 2 per le sale e la distribuzione. Sale chiuse, i titoli più attesi rinviati, festival ridotti o cancellati: l’emergenza coronavirus ha bruscamente fatto calare il sipario. E il futuro è ancora un’incognita: a partire dalla riorganizzazione dei locali. Molte le ipotesi. Dagli orari di ingresso differenziati, ai posti distanziati di almeno un metro, o i turni per l’accesso al bagno, nuove app per le prenotazioni. Sullo sfondo il grande punto interrogartivo: i cinema del futuro riusciranno ad adattarsi alle norme per prevenire il contagio? “Il quadro è decisamente drammatico, in questo momento abbiamo bisogno di aiuti. C’è paura che molti non riusciranno a riaprire”, spiega Arrigo Tomelleri a LaPresse, presidente di Anec, Associazione Nazionale Esercenti Cinema, per il Piemonte e la Valle d’Aosta. “E la nostra realtà, a differenza di altre, non può ripartire tout court. Ma non vogliamo fughe in avanti, vogliamo riprendere in sicurezza e lo faremo solo quando sarà garantita, per lavoratori e pubblico”. Nonostante ogni giorno in più di serranda abbassata aumenti le perdite è meglio procedere con cautela, suggerisce: “Ricordo un vecchio slogan, ‘divertirsi e stare insieme’. Ora la gente ha paura, non si può parlare di socializzazione. Consideriamo anche che le nostre attività hanno costi non indifferenti da sostenere. Pensiamo solo all’ipotesi di contingentare l’accesso ai bagni: significherebbe dover disporre di un addetto in più che controlla gli ingressi. Tra l’altro – aggiunge – non avremmo nemmeno titoli di richiamo da proiettare: gli Usa hanno rinviato le uscite più attese al 2021. Preferiamo aspettare un mese in più, ma con la certezza di ripartire con il pubblico”.

 Sulla stessa linea Giorgio Viaro, direttore del mensile di cinema e televisione ‘Best Movie’, nonché direttore artistico del Festival delle Serie Tv di Milano e del Cine&Comic Fest di Genova. “Fino a che la collettività non si sentirà sicura dal punto vista sanitario, per l’indebolimento del virus o perché sarà arrivato il vaccino, la sala come business è morta”, dice. “Anche adottando le norme richieste, mascherine in sala, distanziamento tra spettatori, eccetera, il numero di spettatori non consentirebbe di rendere l’attività redditizia. Il pubblico deve tornare a percepire pienamente la sicurezza”. E per provare a salvare almeno la stagione estiva sta prendendo quota uno scenario dal sapore vintage: rispolverare i mitici Drive In. “Ho lanciato l’idea qualche mese fa. E’ un business nel quale, durante la bella stagione, tra maggio e settembre, si potrebbe investire”, spiega ancora Viaro. “Ovviamente vanno trovate le soluzioni adatte. Penso ai multisala, che potrebbero riconvertire i loro parcheggi, a condizione ovviamente che siano all’aperto. La spesa maggiore sarebbe quella dell’installazione dello schermo, non indifferente ma di certo non paragonabile a quella della costruzione di un’intera sala”. L’idea invece non entusiasma il critico Carlo Griseri, creatore dell’Agenda del Cinema a Torino e coordinatore cinema del festival Seeyousound. “A parte che ci vincola a usare l’auto, e sarò ingenuo ma l’aria pulita nelle nostre città ‘grazie’ a questa reclusione spero possa convincerci a usarla sempre meno… Poi la qualità di visione è davvero limitata, l’audio pure: credo che molta gente preferirà ospitare gli amici a casa e guardarsi insieme un film, magari – prosegue – meno nuovo ma visibile in maggiore tranquillità”.

 Boccia i Drive In anche Tomelleri: “Non credo che risolverebbe i problemi, temo ne porterebbe altri, anche in quel caso va garantita la sicurezza. Se lo intende realizzare un imprenditore, ben venga, ma che non si utilizzino fondi pubblici che invece potrebbero aiutare aziende in questo momento con l’acqua alla gola”. Altro capitolo da affrontare è quello dei festival cinematografici. Il calendario di questi mesi è stato ovviamente stravolto. Al momento Cannes è confermato, anche se non è ancora certo in quale forma. E Venezia proprio oggi ha confermato le sue date: 2-12 settembre. Parlando dell’evento in Laguna, Viaro ipotizza “un festival stravolto nella modalità: pochi giornalisti e italiani, perché risulta difficile farli arrivare dall’estero, pochi talent, le misure sanitarie del caso. Non sarebbe un festival aperto al pubblico ma a porte chiuse, riservato agli addetti ai lavori. A condizione, beninteso, con i mesi caldi l’emergenza sia rientrata e il tasso dei contagi sia arrivato vicino allo zero. Poi c’è da considerare il discorso ‘vetrina’: ecco che, considerato il rischio che i film non possano ancora uscire in sala, i soggetti più interessati potrebbero essere le piattaforme streaming, che fino a poco tempo fa in queste occasioni erano considerati degli intrusi”. E per le proiezioni alcuni festival puntano sull’online. Per Griseri, “sicuramente avere un qualche ‘sbocco’ in streaming sarà utile per tutti, parte del programma potrà finire sul web anche in condizioni ‘normali’. Ma i festival sono incontro e condivisione, non solo proiezioni”.

 E sempre restando in quel campo, la salvezza dei film impossibilitati a uscire in sala passa da streaming e pay tv? “Dipende dalle dimensioni e dall’impegno finanziario”, sottolinea ancora Viaro. “Molti titoli previsti al cinema stanno uscendo in streaming, sotto abbonamento. Ma i titoli ‘top’, italiani e internazionali, aspettano. Hanno bisogno della sala per rientrare dall’investimento. Certo, in questo momento lo streaming può rappresentare un’ancora di salvezza”. Ma non la soluzione definitiva, dice Griseri: “E’ utile per smaltire i cataloghi, non certo per i grandi titoli: anche perché i costi di noleggio dei primi film messi a disposizione sono proibitivi (sui 15-16 euro a noleggio!). Infatti per il momento nessun dato sugli ‘incassi’ è stato diffuso, temo siano davvero risibili. La voce incassi per molti film e molte distribuzioni è fondamentale, il web offre troppo poco ritorno economico per il momento”. Nonostante tutto, dunque, è un mondo, quello del cinema, che attende il sospirato ritorno nel suo habitat ideale: le sale. Ancora  Tomelleri: “L’auspicio è di ripartire a settembre-ottobre, con calma. Ma la partenza dev’essere uguale per tutte le Regioni e per tutta l’Europa, nessuno rischia una distribuzione di titoli a macchia di leopardo. Aspettiamo che si riaccenda la luce, sperando in aiuti da parte dello Stato. Lo spettacolo significa stare insieme, è questa dimensione che deve tornare. Il cinema virtuale in piattaforma sarà sempre una poltrona davanti a un televisore”.

(Attilio Celeghini – LaPresse) 

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