Affare ex Cirio, arresto per otto. Rolex e 10mila euro per cancellare il divieto

Misura sospesa per Cesaro e Pentangelo: atteso il sì della giunta di Camera e Senato

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

NAPOLI – La Procura di Torre Annunziata ha ordinato l’arresto di due parlamentari, Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo, nell’ambito dell’inchiesta ‘Olimpo 3’ che ieri ha portato già all’esecuzione di sei arresti ai domiciliari e un obbligo di firma. Per Luigi Cesaro, 68 anni, di Sant’Antimo, senatore e Antonio Pentangelo, 55 anni, di Castellanmmare di Stabia, deputato, l’esecuzione dell’ordinanza cautelare ai domiciliari è stata sospesa in quanto parlamentari con richiesta da parte dello stesso gip dell’autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza. Ai domiciliari invece sono stati già ristretti Antonio Elefante, 52 anni, di Massa Lubrense; Maurizio Biondi, 65 anni, di Napoli, architetto; Vincenzo Campitiello, 55 anni, di Pagani; Marcello Ciofalo, 54 anni, di Portici; Vincenzo Colavecchia, 61 anni, di Pomigliano d’Arco.

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L’ordinanza che prevede l’arresto ai domiciliari per Adolfo Greco, 70 anni, di Castellammare di Stabia, è stata notificata all’indagato in carcere dove è già detenuto per un’altra inchiesta. Obbligo di firma invece per la moglie di Greco, Annita Angelina Rega, 67 anni, originaria di Capri e residente a Casttellammare di Stabia. Indagato a piede libero invece il capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico, Mario Casillo, 46 anni, di Boscotrecase. E’ indagato per traffico illecite di influenze.

Indagati a piede libero anche Gennaro Iovino, 66enne di Castellammare di Stabia e Giuseppe Passarelli, 63 anni, di Sant’Agnello. Un’altra persona inizialmente coinvolta nelle indagini, Tobia Polese, è nel frattempo deceduta. Ad eseguire l’ordinanza cautelare firmata dal gip Mariaconcetta Criscuolo sono stati i finanzieri del Nucleo di polizia economico e finanziaria di Napoli, gli agenti della Squadra mobile della polizia della Questura di Napoli e gli agenti del Commissariato di polizia di Castellammare di Stabia. Al centro dell’inchiesta c’è l’ex fabbrica di conserve Cirio che dopo la dimissione doveva essere trasformata in quartiere residenziale. A coordinare le indagini è la Procura di Torre Annunziata (procuratore facente funzione Pierpaolo Filippelli). I reati ipotizzati e contestati ai tredici indagati sono corruzione, falso ideologico in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio.

Al centro dell’inchiesta l’imprenditore Greco, già coinvolto lo scorso anno nell’inchiesta per concorso esterno al clan dei Casalesi di Michele Zagaria per la questione della commercializzazione del latte. Greco, unitamente a Tobia Polese (deceduto) proprietario della Polgre Europa 2000, proprietaria dell’ex area industriale Cirio, stando alla Procura dopo aver presentato al Comune di Castellammare di Stabia un progetto di recupero e riqualificazione dell’area nell’ambito del piano casa a seguito del decorso dei termini per l’esame della richiesta avrebbe attivato la procedura per la nomina di un commissario ad acta che in sostituzione dell’ente locale avrebbe dovuto provvedere all’istruttoria e all’adozione del provvedimento conclusivo in merito alla richiesta di rilascio del permesso a costruire.

In un primo momento Greco, con Polese e Passarelli, imprenditore edile che avrebbe dovuto realizzare i lavori, aveva tentato di ottenere la modifica della legge regionale per la variazione del Put della costiera sorrentina-amalfitana la cui vigenza ostacolava la realizzazione dell’intervento, accordandosi con il consigliere regionale Mario Casillo con l’intermediazione di Iovino, del Pd stabiese che in relazione a tale progetto “chiedeva l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta dallo stesso indicata”. Dopo il fallimento di tale strategia d’intesa con il tecnico di fiducia, l’ingegnere Elefante, cambiavano referente politico ottenendo la modifica della legge regionale che consentiva la riconversione.

Aiuti anche dall’ex vicepresidente della Provincia

NAPOLI (ac) – Il piano per ricavare alloggi nell’ex Cirio si scontrava con le resistenze manifestate dai funzionari dell’ufficio tecnico del Comune di Castellammare di Stabia. Greco però, stando alla Procura, ottenne grazie all’allora vicepresidente della Provincia di Napoli Pentangelo la nomina di un commissario ad acta nella persona dell’architetto Maurizio Biondi per il rilascio del permesso a costruire. Biondi era legato da uno stretto rapporto personale e professionale a Luigi Cesaro e al figlio di questi con cui Biondi condivideva lo studio professionale. Per i favori resi a Pentangelo fu regalato un Rolex e a Cesaro 10mila euro in contanti. Greco inoltre intervenne sull’imprenditore Giuseppe Imperati (non indagato) affinché concedesse in fitto a Forza Italia l’immobile in piazza Bovio a Napoli da adibire a sede del partito per un canone di 3mila euro e non dei 5mila inizialmente chiesti e forniva altresì sostegno per la campagna elettorale regionale del 2015 al figlio di Luigi Cesaro, Armando. Greco avrebbe anche corrotto tre funzionari dell’Agenzia delle entrate; fu la moglie di Greco, Rega, ad approntare 30mila euro in una borsa 24 ore di Campitiello. “Confido nella giustizia
Auspico che mi sia data in tempi stretti la possibilità di chiarire la mia posizione.

Sono estraneo ai fatti che mi sono stati contestati, così come nelle esperienze passate dimostrerò la mia innocenza” afferma Luigi Cesaro appena saputo della richiesta di arersto nei suoi confronti. L’imprenditore Greco inoltre sarebbe riuscito ad aggirare la verifica fiscale presso la sua azienda, la Cil srl per l’anno 2012. Fu Campitiello a rivelare a Greco la notizia dell’imminente verifica e che si sarebbe poi adoperato per coordinare l’operato dei funzionari addetti alla verifica, risultata ‘infedele’ in quanto non corrispondente alle evidenze contabili. A Campitiello sono contestati anche il reato di falso ideologico in atto pubblico avendo “attestato falsamente la sua presenza dinanzi alla Commissione tributaria regionale della Campania con sede a Napoli nei giorni e nelle ore in cui in realtà si trovava preso al sede del Cil di Castellammare di Stabia” scrive a tal proposito la Procura.

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