Coronavirus, in fase 2 è allarme rifiuti: guanti e mascherine gettate per strada

Una delle particolarità che hanno sempre stupito gli italiani durante i viaggi all'estero è che in molti Paesi (per esempio nell'Europa del Nord, ma anche nella vicina Svizzera) le strade sono pulite. Niente cartacce per terra, mozziconi di sigarette o rifiuti di vario genere.

, (AP Photo/Virginia Mayo)

MILANO – Una delle particolarità che hanno sempre stupito gli italiani durante i viaggi all’estero è che in molti Paesi (per esempio nell’Europa del Nord, ma anche nella vicina Svizzera) le strade sono pulite. Niente cartacce per terra, mozziconi di sigarette o rifiuti di vario genere. Tanto che, ammaliato da cotanta educazione civica, anche il concittadino temporaneamente espatriato in genere si adegua, e si comporta diversamente da come fa di solito in patria. Dove l’abitudine di gettare la cicca dal finestrino dell’auto è dura a morire: secondo l’Associazione Direct Line lo fa un automobilista su tre. Nonostante dal 2018 il Codice della strada preveda multe fino a 400 euro per chi butta rifiuti dal proprio veicolo.

Certo, non si tratta di una sanzione particolarmente dura. Basti pensare che per esempio in Australia, di recente funestata da drammatici incendi, la multa per chi getta sigarette dall’auto arriva fino a 11 mila dollari locali (circa 6.500 euro). Così, da noi molti ritengono una sorta di diritto l’operazione di disfarsi della ‘piccola spazzatura’ viaggiando lungo le strade: mozziconi, ma anche pacchetti vuoti, lattine, bottigliette, scontrini, confezioni di plastica.

Da qualche tempo, però, in coincidenza con l’allentamento del lockdown, c’è un allarme nuovo e ben più serio. Si comincia a vedere in giro, soprattutto ai margini delle vie di scorrimento veloce, un nuovo, pericolosissimo genere di rifiuti: mascherine protettive e guanti di plastica monouso. I sindaci di molti Comuni invitano i cittadini a non buttare questi oggetti, ma essi sembrano proliferare anche nelle città, nei parchi, nelle aiuole, in mare. L’associazione ambientalista Fare Verde implora di fermarsi coniando lo slogan: “Come puoi pensare di restare sano in un ambiente malato?”. Ma gli appelli non sembrano ancora aver trovato ascolto.

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, è ben consapevole della pericolosità di tali comportamenti. In audizione alla Commissione parlamentare Ecomafie ha spiegato che lo smaltimento domestico deve seguire precise regole: guanti e mascherine vanno chiusi in un apposito sacchetto che a sua volta deve essere gettato nell’indifferenziata, “in modo che la superficie rimanga confinata all’interno del sacchetto e non consenta di entrare in contatto con gli operatori ecologici che poi maneggiano questo tipo di cose”. Questo perché gli scienziati non sono ancora arrivati a una conclusione certa sulla sopravvivenza del virus in ambienti aperti. Secondo lo stesso Iss, il coronavirus può rimanere attaccato agli oggetti “per un intervallo temporale che va da pochi minuti fino a 9 giorni”. Oltre all’evidente danno per l’ambiente, dunque, ogni singola mascherina gettata per terra è un potenziale veicolo di contagio. E l’inciviltà di chi non se ne cura non produce soltanto effetti negativi dal punto di vista estetico o ecologico, ma diventa anche e soprattutto un vero attentato alla salute di tutti.

Di Sabina Donadio

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