L’intervista. Fornaro: “Regionali estive? Proposta irresponsabile”

Il capogruppo Leu alla Camera: “Finanziare l’editoria locale”

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 14-11-2019 Roma Politica Palazzo Chigi. Vertice di Maggioranza sulla Manovra Nella foto Federico Fornaro Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 14-11-2019 Rome (Italy) Politic Palazzo Chigi. Summit In the pic Federico Fornaro

NAPOLI (Diego Semola) – Regionalismo, elezioni e crisi dell’editoria. Tre temi caldi all’ordine del giorno nel dibattito politico nazionale e locale ai tempi dell’epidemia da Coronavirus. Fa il punto con Cronache Federico Fornaro, capogruppo alla Camera dei Deputati di Liberi e Uguali.

Onorevole, l’epidemia ha mostrato tante falle della Sanità italiana. Il governo come interverrà?

Gli interventi del governo su sollecitazione del ministro Speranza sono il frutto di uno sforzo senza precedenti. Oltre 3 miliardi. Ma attenzione, bisogna spenderli bene, avvicinando la Sanità al paziente. La chiave è la medicina territoriale, destinare più risorse economiche e umane all’assistenza domiciliare dei pazienti cronici. Oltre ad un grande investimento sulla tecnologia e la telemedicina.

La gestione della Sanità deve tornare allo Stato centrale?

E’ necessario che non ci siano 21 sistemi regionali diversi. Non dobbiamo però cadere nell’errore di dividerci su questo tema. Serve una cornice nazionale entro cui le Regioni possano sviluppare specificità. L’emergenza Covid ha evidenziato una grande differenza tra le Regioni con un buon asset nella medicina territoriale, come Veneto ed Emilia, e le altre.

Come valuta il comportamento delle Regioni? Il titolo V va rivisitato?

Sbagliato l’atteggiamento di molti presidenti che si sono comportati come governatori di uno Stato federale. L’Italia non lo è, noi valorizziamo le autonomie. Da questo punto di vista non ho condiviso e ritengo sbagliate quelle ordinanze regionali che hanno esteso e allargato le maglie dei Dpcm. Più corrette le ordinanze restrittive, anche se si è fatta troppa propaganda, come ad esempio sui ‘confini’. Bisognerà riprendere il confronto su questi temi.

Il governatore De Luca ha detto di essersi rifiutato di firmare l’intesa tra Stato e regioni sulle riaperture e attacca spesso il governo. E’ un problema?

Non entro nel merito della singola scelta. Sono convinto che in questa vicenda abbia pesato anche il fattore visibilità, forse a scopo elettorale. Alcune azioni e certi toni mi sono sembrati eccessivi.

De Luca, e con lui altri presidenti, ha chiesto che si voti in estate. Il decreto è al vaglio del Parlamento.

Intendiamo rispettare il principio di precauzione che ispira il provvedimento. In emergenza non si possono fare elezioni. Non c’è soltanto il rischio contagio. La democrazia impone pari opportunità tra uscenti ed entranti. Come si fa oggi la campagna elettorale? Eppure è singolare. Ci sono presidenti di Regione molto impegnati nel contenimento del contagio, che chiedono la chiusura dei confini regionali ma poi vogliono il voto subito.

L’epidemia ha dimostrato in maniera ancor più evidente che l’informazione è un bene necessaria in una democrazia. Ma il settore è in grande crisi.

Il mondo dell’informazione è stato sottoposto ad uno stress straordinario e ha risposto bene. Soprattutto dall’informazione locale è arrivata la risposta più importante e significativa. Ma il calo degli investimenti pubblicitari, ed anche la contrazione della domanda, hanno peggiorato una situazione già complessa. Nelle bozze del decreto ci sono interventi differenziati per carta, web, tv e radio. Bisogna dare una mano all’intero settore. Oggi e soprattutto in futuro. Anche per promuovere la stabilizzazione dei lavoratori. Il precariato tra i giornalisti raggiunge livelli altissimi. E poi non possiamo fingere di non accorgerci del cambio di proprietà e della ristrutturazione di alcune delle principali testate italiane. Corriamo un rischio. La combinazione di crisi e calo delle vendite può compromettere il pluralismo e favorire un oligopolio oggettivo. Su questo bisogna condurre una battaglia seria. Altro tasto dolente è l’oligopolio delle web company, che hanno una fetta importante del mercato pubblicitario ed utilizzano aggregatori di notizie con il lavoro compiuto da altri.

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