Ragazzini in pasto alla gogna dei social network

Il professor Ernesto Paolozzi

Un gruppo di ragazzini ha dato appuntamento alla pineta dei Colli Aminei in viale dei Pini ad un loro coetaneo, per poi aggredirlo e malmenarlo. Una vendetta, un atto di bullismo bello e buono, un’azione violenta senza pensare alle conseguenze? Chi sa. E’ sempre accaduto e sempre accadrà e bisogna combattere questi fenomeni. Ed è un brutto spettacolo, da condannare senza sé e senza ma. Ma ecco la parola adatta: spettacolo. L’episodio, infatti, è stato filmato dagli stessi ragazzini per vantarsi nella loro cerchia di amici e conoscenti, per dare risalto all’aggressione. La notizia è filtrata e, dunque, come è giusto che sia è stata divulgata dai giornali, dalla stampa. I quotidiani di cui si può dire tutto il male possibile, nella fattispecie si sono comportati secondo le regole, sia quelle dettate dalle leggi sia quelle dettate dalla deontologia, dalla comune coscienza potremmo anche dire. Insomma, non hanno pubblicato fotografie riconoscibili dei ragazzini né dell’aggredito. Non sarebbe stato giusto, data l’età, esporre quegli adolescenti molto probabilmente non ancora capaci di ben intendere la gravità delle loro azioni, al pubblico giudizio, al rancore, alla probabile vendetta. Allo sfottò, molto probabilmente, nel caso della malcapitata vittima del brutto episodio.

Sappiamo quanto a quell’età possa essere traumatico essere presi in giro, diventare il soggetto debole da colpire, perseguitare. Ma le cautele dei tanto bistrattati giornali sono state immediatamente vanificate dai cosiddetti social. Il video dell’aggressione ha circolato liberamente senza nessun accorgimento che potesse preservare la privacy dei ragazzini e delle loro famiglie. Mi ripeto, a quell’età una sovraesposizione mediatica può essere fatale. Una bravata (se bravata è stata dovranno scoprirlo gli investigatori) può tramutarsi in tragedia. Perché i giornali devono ( in questo caso, credo, vogliano coscientemente e liberamente) sottostare a precise e certe volte fin troppo rigorose leggi e i privati che utilizzano strumenti di informazione, divulgazione e propaganda ormai competitivi della stampa e perfino della televisione possono agire indisturbati, diciamo, come dei senza legge impuniti?

Si parla tanto di contrastare le bufale, le fake news ma si lascia campo libero a social che influenzano, purtroppo quasi sempre negativamente, la vita sociale, la stessa convivenza civile, la democrazia liberale. E’ una grande questione ormai e la politica dovrebbe occuparsene seriamente. Introdurre forme di censura? Niente affatto. Non facciamoci irretire dai sofismi di pseudo liberali da salotto. Una libertà decrepita, come diceva un filosofo, conduce ai totalitarismi. Una libertà consapevole preserva se stessa innanzitutto. Perché mai i giornali dovrebbero essere in certo qual modo censurati e i social no? Perché, se si riflette bene, è proprio quello che accade quando alla stampa si ordina di rispettare delle regole mentre si tollera qualsiasi violazione dei social.
Una volta, per celia, scrissi: “Cari amici comprate i giornali, un giornale al giorno leva un webete di torno”. Era una battuta ma dovrebbe diventare un programma politico, una strategia editoriale.

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