Marche da bollo false e truffa, 28 avvocati nei guai

Avrebbero causato alle casse dello Stato un danno da 54mila euro

CASAL DI PRINCIPE – Sono accusati di aver usato marche da bollo false per depositare presso le cancellerie dei tribunali gli atti giudiziari che preparavano per i loro clienti. E adesso 28 avvocati civilisti rischiano il processo. Il pm Giovanni Corona della procura di Napoli Nord ha chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare era prevista per lo scorso 31 marzo, ma, a causa dell’emergenza coronavirus, è stata rinviata a data da destinarsi.

A comparire dinanzi al giudice Barbara Del Pizzo saranno Nicola Arena, 55enne di Giugliano in Campania, Vincenzo Arino, 55enne di Napoli, Massimo Caiazzo, 48enne di Castello di Cisterna, Giovanna Capria, 46enne di Napoli, Angela D’Andrea, 39enne di Giugliano in Campania, Carmela De Lucia, 45enne di Recale, Gabriella Della Gatta, 37enne di San Cipriano d’Aversa, Daniele Di Sarno, 48enne di Casal di Principe, Ernesto Freda, 49enne di Portici, Giacomo Giordano, 45enne di Napoli, Angelo Guadagni, 55enne di Pomigliano d’Arco, Stella Guarino, 44enne di San Marcellino, Francesco Finelli, 61enne di Cardito, Rosa Manzo, 51enne di Marano di Napoli, Pasquale Mariano, 45enne di Napoli, Salvatore Pagano, 43enne di Frignano, Luigi Pastena, 38enne partenopeo, Agostino Pellegrino, 58enne di Villaricca, Paolo Rosauro, 51enne di Napoli, Giuseppe Petrenga, 50enne di Aversa, Giuseppe Pirozzi, 49enne di Castelvolturno, Alfredo Primizia, 52enne di Aversa, Giuseppe Riccio, 43enne di Napoli, Rosario Rullo, 53enne di Praia a Mare, Stefano Tedesco, 42enne di Melito di Napoli, Bruno Tommasetti, 51enne di Casoria, Luca Vaccaro, 47enne napoletano, e Angelina Vagliviello, 57enne di Cesa. A loro la procura normanna contesta a vario titolo l’uso di valori di bollo contraffatti o alterati, il falso e la truffa, reati che avrebbero commesso tra il 2016 e il 2018. Dopo aver comprato le marche, apponendole sugli atti giudiziari, ha ricostruito l’accusa, inducevano in errore i dipendenti delle cancellerie, presso le quali consegnavano quei documenti. Gli impiegati, infatti, ritenevano che le marche fossero vere, validando così come regolari gli incartamenti ricevuti dai legali. Il meccanismo, secondo gli inquirenti, avrebbe procurato ai civilisti un ingiusto profitto in danno dello Stato “corrispondente al mancato versamento del valore nominale della marca contraffatta”. Complessivamente la casse pubbliche avrebbero registrato un ammanco di circa 54mila euro.

L’importo delle ipotizzate truffe varia: si va da quelle di pochi euro, come nei casi di Caiazzo e Freda, che avrebbero usato una sola marca da bollo posticcia a testa, dal valore rispettivamente di 27 e 43 euro, fino ad arrivare a quelle a quattro zeri, come per Pastena e Rosauro che, in concorso, avrebbero determinato un danno allo Stato di 10mila e 475 euro.
Nell’elenco degli imputati compare pure Giuseppe Maisto, 77enne di Giugliano in Campania: non risponde di truffa, ma di violazione della pubblica custodia di cose e favoreggiamento personale. In qualità di collaboratore del legale Pellegrino, lo avrebbe aiutato durante una perquisizione nello studio, disposta dalla procura, “ad eludere le investigazioni in corso, distruggendo tre-quattro note di iscrizione a ruolo sulle quali erano apposte complessivamente 6 marche da bollo false”.

L’indagine ha messo nero su bianco anche una presunta ipotesi di ricettazione: è stata contestata all’avvocato Finelli. Il legale avrebbe acquistato o ricevuto 246 marche dal valore di 12 mila 688 euro di provenienza illecita a lui nota, “essendo state asportate da atti depositati in cancellerie-segreterie di uffici giudiziari da dipendenti dell’amministrazione della giustizia allo stato delle indagini non ancora identificati”.

Violazione della pubblica custodia di cose è anche il reato che è stato contestato a Pastane, Rosauro, Pellegrino, Tedesco, Primizia e Russo: sono accusati di aver sottratto dagli uffici del gip note di iscrizione a ruolo sulle quale erano apposte marche da bollo taroccate.

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