Trasporti eco sfida occupazionale

La svolta ambientale garantisce 10 milioni di posti di lavoro in più nel mondo

NAPOLI – Il trasporto non è solo un servizio, ma è anche un settore chiave dell’economia globale. A tutti i livelli. E sono un settore chiave, e questo è chiaro ormai alle classi dirigenti mondiali, per la sfida ambientale e green. La sfida è tutta lì: riconvertire radicalmente la galassia dei trasporti, in primis quella pubblica, per un diritto alla mobilità sostenibile, equo e in grado, soprattutto, di garantire non solo i livelli occupazionali odierni, ma addirittura di aumentarne la portata, in un’ottica di redistribuzione del lavoro in chiave green. Utopia? No. Deve essere questo l’obiettivo.

Uno studio Unep del 2017 indica che il trasporto terrestre (su strada, ferro e fluviale) rappresenta circa 60 milioni di posti di lavoro diretti, ovvero circa il 2% dell’occupazione mondiale. Considerando poi l’indotto, si arriva verso i 70 milioni e forse più. Consentendo la mobilità e la connettività di persone e merci, i trasporti sostengono l’attività di molti altri settori dell’economia promuovendo l’inclusione sociale. Quindi, il settore dei trasporti è essenziale per portare avanti l’Agenda 2030 per lo sviluppo ecosostenibile.
Il nuovo rapporto ‘Jobs in green and healthy transport: Making the green shift’, pubblicato dall’International labour organization (Ilo) e dall’United Nations economic commission for Europe (Unece), fornisce un’importante guida per il presente e per il futuro. “Gli investimenti nella trasformazione del settore dei trasporti potrebbero creare milioni di nuovi posti di lavoro e aiutare i Paesi nella loro transizione verso economie più verdi e più sane”. Non solo, in questo momento così complesso per il mondo intero e soprattutto per l’Italia ed il suo Mezzogiorno, la ripresa economica post Covid-19 “non può e non deve tradursi in un ritorno alle pratiche precedenti. Deve essere l’occasione di un vero progresso verso lo sviluppo sostenibile. Una trasformazione strutturale del settore dei trasporti sarà necessaria se si vuole che delle economie green e sostenibili sul piano ambientale diventino realtà”. Se prendiamo ad esempio gli Usa, nel 2015 i trasporti rappresentavano circa il 9% del Pil impiegando oltre 13 milioni di lavoratori. Dei trasporti obsoleti provocano direttamente e indirettamente danni ambientali consistenti. Ci sono i mezzi che inquinano, ed è il primo danno. Ma soprattutto, un sistema di mobilità che non funziona obbliga all’utilizzo di mezzi privati che per loro natura, almeno ora, inquinano.

Il trasporto, insomma, è una delle principali fonti di emissioni di gas serra e contribuisce all’inquinamento atmosferico, alle piogge acide, all’eutrofizzazione, al degrado delle colture e delle foreste. Una riconversione green del trasporto, a partire da nuovi mezzi per finire a mezzi alternativi come car sharing elettrico, bike sharing o monopattini e così via, potrebbe essere un grande valore aggiunto nell’investimento sulla salute del pianeta e dell’umanità oltre ad un volano di sviluppo per le economie tutte.
Insomma, il famoso Green New Deal deve ripartire da qui. Soprattutto ora, all’alba della ripartenza post Covid-19. Il punto, e su questo si focalizzano tutti i movimenti Verdi del mondo, è passare dalla bella descrizione delle idee ai fatti. E per fatti significa iniziare politiche serie di riconversione. I governi su questo fronte qualche accenno lo stanno dando, ma ancora molto poco. Compreso e forse soprattutto quelli italiano.

Tornando ai livelli occupazionali, lo studio citato entra nel merito dell’eurozona. Lo studio evidenzia che “10 milioni di posti di lavoro supplementari potrebbero essere creati nel mondo – 2,9 milioni nella regione Unece – se il 50% dei veicoli prodotti fossero elettrici. Inoltre, circa 5 milioni di nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati nel mondo, dei quali 2,5 milioni nella regione Unece se i suoi Paesi membri raddoppiassero gli investimenti nei trasporti pubblici”. Insomma, il fronte trasporti è determinante. In questo periodo, poi, la pandemia potrebbe giocare un effetto collaterale positivo. Il piano trasporti europeo, quelli italiano compreso, sono messi a dura prova. La domanda è calata e prima di ritornare ai livelli pre-covid ci metterà un po’. Andare ad investire, con uno status quo già alterato, sarebbe in realtà produttivo. Il passaggio a economie più green comporterà una certa redistribuzione del lavoro, ma il rapporto stima che alla fine ci saranno più posti di lavoro. Per trarre più vantaggi possibili in posti di lavoro legati all’ecologizzazione dei trasporti, lo studio raccomanda la messa in opera di una gamma completa di politiche pubbliche che devono includere lo sviluppo di competenze, la protezione sociale, nuove e più eque politiche del mercato del lavoro e la promozione del dialogo sociale e dei diritti fondamentali dei lavoratori. “Se non ora, mai più”, recita uno dei più felici slogan. Ecco, è arrivato il momento di farlo.

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