In emergenza Covid peggiora la situazione delle mamme. Bonetti: “Ora il Family Act”

Una situazione già critica che è stata ulteriormente peggiorata con l’emergenza Covid-19, specie per i 3 milioni di lavoratrici con almeno un figlio piccolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

TORINO – L’Italia si è presentata alle porte di un’emergenza senza precedenti come quella causata dal coronavirus con oltre 6,2 milioni di mamme con almeno un figlio minorenne. Sempre meno quelle più giovani (l’età media al parto cresce inesorabilmente e nel 2019 tocca i 32,1 anni, il tasso più alto in Europa).

Molte di loro sono costrette a rinunciare alla carriera professionale (tra i 25 e i 54 anni solo il al 57% delle madri risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri), non possono appoggiarsi ad una rete per la prima infanzia (solo il 24,7% dei bambini frequenta un servizio socio-educativo per la prima infanzia). E spesso ammettono di aver modificato qualche aspetto della propria attività lavorativa per cercare di conciliare lavoro e vita privata (la scelta della riduzione dell’orario di lavoro ha riguardato il 18% delle donne e solo il 3% degli uomini). È questo il quadro preoccupante che emerge dall’analisi di Save the Children ‘Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020’, dal quale emerge chiaramente che la condizione delle madri in Italia non riesce a superare alcuni gap. Come quello molto gravoso del carico di cura, che costringe molte di loro ad una scelta netta tra attività lavorativa e vita familiare.

La situazione delle mamme

Una situazione già critica che è stata ulteriormente peggiorata con l’emergenza Covid-19, specie per i 3 milioni di lavoratrici con almeno un figlio piccolo (con meno di 15 anni), pari a circa il 30% delle occupate totali (9 mln 872 mila). Su 1000 mamme intervistate, nonostante quasi la metà (44,4%) stia proseguendo la propria attività lavorativa in modalità agile, tra queste, solo il 25,3% ha a disposizione una stanza separata dai figli e compagni/e/mariti dove poter lavorare. Mentre quasi la metà (42,8%) è costretta a condividere lo spazio di lavoro con i familiari.

In questo periodo, per 3 mamme su 4 (74,1%) il carico di lavoro domestico è aumentato, sia per l’accudimento di figli/e, anziani/e in casa, persone non autosufficienti. Sia per le attività quotidiane di lavoro casalingo (spesa, preparazione pasti, pulizie di casa, lavatrici, stirare). Tra quelle che hanno dichiarato un aumento del carico domestico, il 43,9% dichiara un forte aumento, mentre il 30,2% lo considera aumentato di poco. All’interno dei nuclei familiari, comunque, le mamme continuano ad avere netta la sensazione che tutto “pesi sulle loro spalle”. Solo per una mamma su cinque la situazione di emergenza ha rappresentato un’occasione per riequilibrare la ripartizione del lavoro di cura e domestico con le altre persone che vivono insieme a lei (19,5%).

La linea della ministra Bonetti

Le misure introdotte in marzo con il decreto ‘Cura Italia’ e rinnovate con il Decreto Rilancio, di cui oggi inizia la discussione in Commissione Bilancio alla Camera, inoltre, hanno riguardato una platea alquanto ridotta di genitori lavoratori. Dagli ultimi dati disponibili solo 242 mila lavoratori e lavoratrici hanno fatto domanda per il congedo previsto per genitori con figli di età non superiore ai 12 anni. Poche anche le richieste per il bonus baby sitter (alternativo al congedo) di massimo 600 euro, poco più di 93 mila.

Ed è per questo che Save The Children chiede che venga adottato al più presto un Piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, “che metta al centro i diritti dei minorenni. Perché le famiglie non devono essere lasciate sole ad affrontare le sfide educative e sociali che la crisi sanitaria ha imposto”. Ne è convinta anche la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti secondo cui è il tempo di agire “con politiche di stabilità e orizzonte per le famiglie. Il Paese ha urgente bisogno di un investimento forte nelle relazioni, nelle reti sociali, nell’educazione e nel lavoro delle donne. Il #FamilyAct ha già tracciato la strada, è da qui che possiamo finalmente invertire la rotta”.

Le stime

Si stima poi che delle circa 70 mila donne che hanno dato alla luce un figlio in questi mesi, molte si sono dovute confrontare, oltre che con le classiche inquietudini e apprensioni delle neomamme. Anche con quelle create dal Coronavirus e correlate alla difficoltà di avere informazioni chiare e univoche sulla trasmissione del virus, i pericoli del contagio, l’allattamento, la possibilità o meno di poter stare con il neonato in caso di positività al Coronavirus.

“Non è pensabile che proprio le neomamme siano lasciate sole in questa fase di ripartenza in cui sono previste aperture di centri estivi per bambini dai 3 anni in su”, ribadiscono da Save The Children. Secondo cui è necessaria una visione strategica per il sostegno alla genitorialità, che metta in campo una rete di servizi per i bambini da 0 a 6 anni di qualità e accessibili a tutti, politiche economiche e fiscali a sostegno dei genitori. A partire, questo, dall’introduzione di un assegno unico per le famiglie con figli minorenni, e politiche di conciliazione della vita privata e lavorativa in linea con le più recenti indicazioni europee.

(LaPresse)

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