Scuola, il Cts boccia l’apertura l’ultimo giorno. Ascani: “All’aperto e in sicurezza”

E' ancora troppo pericoloso e gli scienziati non vogliono rischiare. Ma la viceministra dell'Istruzione non molla

ROMA – Il Cts boccia la proposta di Anna Ascani di far riaprire gli istituti per l’ultimo giorno dell’anno scolastico, almeno per le classi che concludono un ciclo. E’ ancora troppo pericoloso e gli scienziati non vogliono rischiare. Ma la viceministra dell’Istruzione non molla: “Il comitato ha detto che non si può fare ‘in classe’. Lavoriamo per permetterlo all’aperto, in sicurezza. Non si può negare a bambini e ragazzi delle classi terminali questa possibilità”. In un primo momento, ricorda sui social, il Cts aveva detto di no anche ai centri estivi, poi si è trovato il modo di organizzarli in sicurezza. “Dobbiamo fare lo stesso per l’ultimo giorno di scuola”.

La discussione resta accesa

Sulla chiusura, non si placano le acque tra gli alleati. Italia Viva torna a chiedere regole chiare: se i ragazzi sono insieme nei parchi e nei locali perché non possono esserlo anche nelle aule? Domandano i due renziani della commissione Cultura della Camera, Gabriele Toccafondi e Michele Anzaldi. Il governo, lamentano, “ha dato indicazioni per la riapertura di palestre, spiagge, sport, parrucchieri, estetisti, tatuatori ma sulla scuola si sono avute solo indicazioni confuse o silenzio. La politica ha il dovere di prendere una decisione su una questione che riguarda 9 milioni di ragazzi. Il Cts di suggerire le misure necessarie a garantire la sicurezza, muovendosi nel solco del buonsenso e tenendo sempre presente i problemi concreti di attuazioni di quelle misure. Di certo, non possiamo arrivare al ritorno in classe impreparati. Bisogna iniziare a dare certezze e regole subito perché è già tardi”, tuonano.

Sindacati in rivolta

Intanto, l’accordo trovato nella notte tra domenica e lunedì per la stabilizzazione dei precari fa infuriare i sindacati. L’intesa prevede l’immissione in ruolo di 24mila docenti precari con almeno 36 mesi di servizio attraverso un concorso che si terrà dopo l’inizio del nuovo anno. Insufficiente il personale da assumere, troppo tardi il concorso. Così le parti sociali inviano ai ministeri competenti una richiesta di conciliazione e indicono formalmente lo stato di agitazione della categoria: “L’unica certezza, al momento, è che Il prossimo anno scolastico si presenta con un numero di precari mai visto prima, oltre 200mila”, scrivono. Risorse, confronto, rispetto per gli accordi.

Questo doveva esserci tra sindacato e governo: “Si procede, invece, con atteggiamenti predeterminati e di contrasto. Non è questo il modo migliore per favorire una ripartenza del sistema scolastico sorretta da forti elementi di condivisione e collaborazione”. I problemi della scuola erano tanti e urgenti prima ancora della pandemia. A quelli, oggi, si aggiunge l’urgenza di progettare un ritorno alla didattica in presenza che, avvertono i sindacati, significherà mettere in campo uno “sforzo straordinario”, fatto di investimenti, ma anche di “rispetto e valorizzazione delle energie”.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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