La Commissione presenta il piano del Recovery Fund. Conte: “Utilizzare i fondi con un piano strategico”

La Von der Leyen oggi al Parlamento europeo. Il progetto per la ripresa dovrebbe mobilitare complessivamente 1.000 miliardi di euro. In gran parte saranno aiuti a fondo perduto

Ursula Von der Leyen (AP Photo/Virginia Mayo)

BRUXELLES – “L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione. Varando un ‘piano strategico’ che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese”. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte affida ad una lettera al Corriere della Sera lo spirito che anima Palazzo Chigi nel giorno in cui l’Europa formula la sua proposta sul Recovery Fund. “Questo è il momento per alzare la testa e volgere il nostro sguardo al futuro. Abbracciando questa prospettiva, con coraggio e visione, trasformeremo questa crisi in opportunità”. 

E’ oggi a ora di pranzo che la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen è attesa davanti all’emiciclo comunitario di Strasburgo per svelare numeri e cifre del Recovery Fund. Non solo un piano per salvare l’economia europea colpita dal coronavirus, ma un antidoto alla contrapposizione tra Paesi finanziariamente ‘deboli’ e ‘forti’. Divergenze prima di tutto politiche che rischiano di minacciare l’integrità finanziaria dell’Unione e la capacità di una ripresa omogenea delle economie – e non al ritmo di 27 diversi Stati membri.

La Commissione europea proporrà al Parlamento Ue il Piano europeo per la ripresa, che dovrebbe mobilitare complessivamente 1.000 miliardi di euro. La linea sarà probabilmente quella dettata da Parigi e Berlino. Che la scorsa settimana hanno presentato una proposta da 500 miliardi per sostenere i Paesi colpiti dalla pandemia con trasferimenti di denaro a fondo perduto. L’Italia potrebbe puntare ad ottenere fino al 20% del fondo, come paese maggiormente colpito da covid. La giornata di oggi non metterà tuttavia fine alle discussioni: la proposta della Commissione finirà sul tavolo del Consiglio europeo il 17 e 18 giugno.

Il provvedimento dovrebbe dare ossigeno all’economia in crisi


Il piano europeo per rilanciare l’economia travolta dal coronavirus è stato anticipato dal rappresentante della Commissione in Austria Martin Selmayr.  L’impostazione è quella dettata da Francia e Germania, con un Recovery Fund da 500 miliardi di euro attivo fino al 2022 e costituito per la maggior parte – tra il 60% e il 70% – da sovvenzioni elargite a fondo perduto. La percentuale rimanente rientrerebbe invece nella categoria dei prestiti – seppure a tassi agevolati e lunghe scadenze – quella su cui puntano i rigoristi del Nord. Se confermato, il Recovery Fund si sommerà a un Bilancio comunitario da circa 1.000 miliardi. La Commissione presenta anche la propria proposta per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, che stabilirà nuovi limiti per i bilanci generali annuali dell’Unione.

Si farà chiarezza sull’ammontare delle risorse messe in campo per sostenere le economie colpite dal coronavirus, oltre che sulle singole misure. Ma soprattutto, il quarto strumento del pacchetto anticrisi – dopo Mes, Bei, Sure e Bilancio pluriennale dell’Unione – dovrà rappresentare un punto di incontro tra le posizioni dei Paesi più colpiti dalla pandemia, come Francia, Spagna e Italia e quelle dei Paesi ‘frugali’ del blocco del Nord – Austria, Danimarca, Olanda e Svezia. Le divergenze restano, come conferma la controproposta informale presentata dai rigoristi del Nord. Che chiedono di andare avanti con un Emergency Fund, una sorta di Mes che concederebbe a condizioni ferree i prestiti a chi ne ha bisogno.

Segnali di intesa vengono intanto dall’Italia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto uno scambio di vedute telefonico con il Primo Ministro olandese, Mark Rutte. Riguardo a un ‘Recovery Fund’ quale componente fondamentale per una risposta europea tempestiva ed efficace alla sfida senza precedenti del Covid-19. In ogni caso la parola passerà ai capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo, che esamineranno la proposta il 17 e 18 giugno a Bruxelles.

(LaPresse)

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