La movida e la libertà

Nel mezzo di una pandemia globale che sta sconvolgendo il mondo, uccidendo migliaia di persone e provocando danni economici per ora non ancora facilmente calcolabili, in Italia si è aperta una feroce polemica sulla cosiddetta movida, sul divertimento notturno di più e meno giovani. Sembrerebbe incredibile se non fosse vero. La questione è nata, come è noto, perché in molte città italiane, Napoli e Caserta comprese, e soprattutto a Milano e in altre città lombarde, una volta allentata la morsa della chiusura preventiva, migliaia di giovani si sono riversati il sabato sera per le strade. Fenomeno che non ‘risparmia’ anche la provincia. Si sono creati assembramenti, non tutti hanno rispettato le misure del distanziamento sociale e fisico, molti non hanno indossato le mascherine. Un comportamento certamente censurabile dato che l’epidemia non è ancora scomparsa e il rischio del contagio è ancora molto alto.
Ma da una comprensibile e giusta condanna per il fatto in sé e per sé, il discorso si è allargato a dismisura tramutandosi in una polemica ideologica e politica. I censori hanno tirato in ballo gli usi e i costumi, si sarebbe detto un tempo, dei nostri giovani, accusandoli di incoscienza, barbarie (non si preoccupano della salute dei loro cari anziani) ma, soprattutto, di essere una generazione fatua, stupida, disimpegnata, ignorante, superficiale, viziata e chi più ne ha più ne metta. In risposta ai censori si è levata alta la voce dei libertari più o meno consapevoli: “Guai a chi tocca le libertà individuali dei giovani come di tutti i cittadini sottoposti ad una censura politica e morale da parte dello Stato totalitario”. Cosicché la nostra sgangherata Italia sarebbe diventata una insopportabile dittatura perché in nome della salute pubblica si sarebbero coerciti inalienabili diritti individuali, il sacrosanto diritto all’aperitivo e alla sbornia notturna. Ora, personalmente non amo la movida sebbene da ragazzo mi sia comportato spesso in modo certamente non educato, se così vogliamo esprimerci. Anzi. Non amo la movida perché, effettivamente, penso che si dia troppo peso al divertimento dei giovani, ritengo che anche i divertimenti si distinguono fra divertimenti intelligenti e cretini e la movida certo non brilla per fantasia e arguzia.
Sono consapevole, sull’altro fronte, che il rispetto delle garanzie individuali sia fondamentale in qualunque momento della storia. Un mio punto di riferimento, Raffaello Franchini, metteva in guardia ricordandoci che la libertà non muore sempre d’infarto ma anche poco alla volta. Anche divieti che possono sembrare poca cosa possono ferire la civiltà giuridica di una comunità. Certo. Ma che in una fase nella quale ci si trova di fronte ad un radicale mutamento degli assetti geopolitici, giuridici ed economici di portata epocale il dibattito pubblico si estenui sulla questione della movida notturna come questione fondamentale è ridicolo e molto preoccupante. Chi ha dato vita a questa discussione si è comportato, diciamolo pure, come quei giovani un po’ sciocchi e un po’ fatui che si impossessano delle nostre città il sabato sera.

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